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Val di Fassa
La Valle di Fassa è una delle cinque vallate
ladine dolomitiche e insieme a Val Gardena, Val Badia, Livinallongo
e Cortina d'Ampezzo rappresenta un'isola linguistica
che nel corso dei secoli ha subito grandi mutamenti e profondi
sconvolgimenti, riuscendo tuttavia a mantenere vive tradizioni,
usanze e costumi e a salvaguardare la propria parlata.
In Val di Fassa vive dunque una minoranza linguistica, ufficialmente
riconosciuta e tutelata a livello amministrativo che continua
a parlare il ladino. Il ladino è una lingua romanza, sviluppatasi
nel corso dei secoli a partire dall'annessione del mondo retico
all'Impero Romano. Il latino volgare, infatti, fu veicolato
da soldati e mercanti romani e subì nelle vallate dolomitiche
una particolare trasformazione che diede origine alla lingua
ladina o 'retoromanzo'. Si ritiene che in passato l'area ladina
occupava vaste aree che andavano dalle sorgenti del Reno a Trieste,
dal Danubio al Garda. In seguito al crollo dell'Impero Romano
e alle invasioni barbariche si assistette a notevoli migrazioni
di popoli che minarono l'unità linguistica della ladinia, fino
a portare alle divisioni esistenti oggi, con molte varietà locali
che rientrano comunque in un unico sistema linguistico originale.
Il ladino della Val di Fassa è l'idioma più meridionale del
gruppo dolomitico ed è dunque esposto agli influssi di area
trentino-veneta. Esso si presenta diviso in tre varietà principali
dette 'cazet' (nell'alta Val di Fassa), 'brach'
(centro Fassa) e 'moenat' (Moena).
I Comuni della Val di Fassa sono 7 ad un'altezza compresa fra
i 1200 ed i 1400 metri: Moena,
il centro più popoloso, Soraga, Vigo, Pozza, Mazzin, Campitello
e Canazei.
Le feste tradizionali di Campitello e di Penia, rappresentano
uno dei momenti più suggestivi e spettacolari della tradizione
folcloristica valligiana.
Il carnevale ladino affonda le radici in un passato remoto,
ormai quasi dimenticato, quando la vita era legata al lento
trascorrere delle stagioni e la fine dell'inverno era celebrata
con feste rituali, che annunciavano l'arrivo della bella stagione.
Il Carnevale fassano vive e si anima attraverso delle mascherate
(mascherèdes in lingua ladina), che trovano la loro origine
in rappresentazioni casalinghe, sviluppate sulla falsariga della
Commedia dell'Arte e che rivisitano in chiave burlesca e canzonatoria
fatti e personaggi della vita quotidiana.
Quella del carnevale è una tradizione che si rinnova anno dopo
anno e che rappresenta un momento particolarmente suggestivo
per i turisti desiderosi di conoscere ed avvicinarsi all'antica
cultura ladina. |