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Sagra del Vino - Jerzu (NU)
4 - 6 Agosto
Jerzu:
situato sul fianco di una collina che si incunea fra i territori di mare e montagna, sorge il paese di Jerzu, antico borgo agricolo.
A cinquecento metri sul livello del mare, l'abitato appare contornato dagli imponenti tacchi calcarei di "Porcu 'e ludu" e di "Troiscu" cui si affiancano i picchi e i tonneri di "Mammilara" negli ampi anfiteatri di "Cedili" e "S. Antonio".
Il magnifico torrione di "Corongiu", che ha rivelato tracce di insediamenti punici e romani, domina lo scenario montano, proiettandone l'orizzonte verso l'interno dell'isola.
Il paese è un'ampia terrazza che guarda il mare al quale si avvicina con le sue propaggini di pianure, nella zona del Pelau, dove si collocano i famosi impianti a vigneto del Cannonau di Jerzu.
La ricchezza archeologica del territorio con i suoi villaggi nuragici e le domus de janas suscita crescente interesse da parte degli studiosi ed esperti.
Il moderno complesso della Cantina Sociale che sorge all'ingresso del paese e che racchiude al suo interno strutture di lavorazione ed invecchiamento dei vini rispettosa delle genuinità delle antiche tradizioni, rappresenta il segno distintivo e il simbolo storico della comunità jerzese.
Il titolo di CITTÀ DEL VINO, di recente acquisizione, conferma nel contesto nazionale ed internazionale, il rigore della tipicità di una vocazione naturale e di una fisionomia storica.
Tra le manifestazioni tipiche della tradizione popolare, si ricorda la Sagra del Vino.
Una manifestazione il cui scopo è quello di celebrare la "Vendemmia".
La vendemmia, che date le ristrettezze economiche era effettuata in “aggiudu cambiu”, era considerata un simbolo di allegria, rappresentava uno dei momenti di aggregazione e di festa di parenti , amici e vicini di casa. Spesso risultava occasione di conoscenza tra ragazzi e ragazze.
Il duro lavoro della vendemmia era accompagnato da scherzi reciproci, bonarie prese in giro tra vendemmiatori, accettati di buon grado da tutti. Ciò accadeva anche tra vendemmiatori e vendemmiatrici di vendemmie confinanti.
Ciascuna vendemmiatrice aveva nel grembiule una capiente tasca dove raccoglieva l’uva appassita che poi veniva utilizzata per la preparazione dei dolci tradizionali nelle festività natalizie e pasquali, oppure per consumo diretto.
La sera, alla luce di grandi falò alimentati dai tralci di vite, si improvvisavano giochi e canti di società (muttettus) e danze.
La fine della vendemmia, in occasione della retribuzione in denaro agli operai, culminava col regalo di uva da tavola a ciascun vendemmiatore e, in mancanza di questa, con uva da vino da mangiarsi a tavola.
Presso i molti stands allestiti per l'occasione, tutti i partecipanti potranno rivivere la radizione popolare con degustazioni di vino e prodotti tipici locali.
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