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REIKI - Come funziona e perchè si guarisce
da www.reiki.it
Cosa è Reiki | Processo di guarigione | Perchè si guarisce | Il trattamento

ReikiPossiamo parlare del corpo fisico come una specie di involucro che contiene gli organi preposti al mantenimento della vita. Sorvolando sull'aspetto anatomo-fisiologico, che tratteremo in altra sede (visita www.centroreiki.org), all'interno del corpo esistono anche sottili e complesse elaborazioni degli stimoli esterni che vanno sotto il nome di emozioni, sentimenti, sensazioni, pensieri etc. Immaginiamo una serie di bamboline russe una dentro l'altra, dalla più grande alla più piccola. Chiameremo quest'ultima essenza, o anima, o principio informatore. Questa piccola bambolina conosce perfettamente il suo compito e informa di sé tutte le altre, che ne sono il riflesso.

Mano a mano che cresciamo, informazioni sempre più numerose e conflittuali entrano nel nostro organismo e interferiscono con l'originaria purezza del principio informatore. D'altra parte è anche una prova, una sfida, quella di riuscire a mantenere o ritrovare la natura originaria. Gesù dice che per entrare nel Regno dei Cieli occorre "ritornare come bambini..." Se le bambole più grandi cominciano a deformarsi o a danneggiarsi, la bambolina piccolina in qualche modo deve manifestare che qualcosa non sta andando secondo i piani stabiliti, che l'integrità delle varie parti è minacciata e a lungo andare potrebbe portare alla distruzione del sistema.

Il dolore è l'informazione che qualcosa non va, lo stesso dolore che ci fa togliere la mano dal fuoco ci dice anche che stiamo andando nella direzione sbagliata, o perlomeno che non stiamo realizzando la nostra vita, ma forse quella di qualcun altro. Il bambino impara alla svelta a comportarsi come ci si aspetta da lui per ricevere amore, ma così facendo, anno dopo anno, finisce per imparare a vivere più in funzione delle aspettative e dei giudizi degli altri che per se stesso e secondo i propri veri desideri. Che succederebbe alla mano che sta sul fornello acceso se invece di toglierla rapidamente dal fuoco prendessimo una pasticca di qualche sostanza antidolorifica? Ammesso che facesse effetto immediatamente e che la mano rimanesse sul fuoco, non sentiremmo più dolore, ma la mano dopo un po', non esisterebbe più, sarebbe bruciata completamente.

ReikiE' ovvio che questi esempi sono paradossali, ma ci servono per comprendere in che modo funziona il sistema Mente/Corpo. Il dolore ci informa che qualcosa non va. E il dolore non riguarda solo il corpo, ma tutto l'ambito relazionale della nostra vita. L'interazione con i genitori, con i parenti, con gli insegnanti, con i media, con l'autorità, con il lavoro, con il marito o con la moglie influenzano continuamente le nostre scelte. Esiste una linea fragilissima che si snoda fra gli eventi esterni e il nostro modo di integrarli nella nostra vita.
Questo si chiama cammino di crescita. Occorre grande lucidità, maturità e responsabilità per riuscire a seguire questo filo che passa attraverso tutti gli estremi: tra vita e morte, fra te e me, fra le mie esigenze di uomo e le mie responsabilità come padre, fra la solitudine e la dipendenza, fra gli istinti bestiali e la più elevata spiritualità.

La vita si snoda attraverso continui conflitti, che altro non sono che prove che permettono alla mia anima di compiere il suo passaggio in questa vita. Quando non voglio vedere un conflitto, questo deve trovare un modo per manifestarsi. Il modo è il dolore. Il dolore non è una punizione, non è una necessaria condizione dell'esistenza umana, non siamo nati per soffrire né la vita è sofferenza. Il dolore è un segnale che richiama la nostra attenzione su noi stessi quando ci stiamo dimenticando di chi siamo e di cosa vogliamo veramente. Diventiamo ciechi quando non vogliamo vedere, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, restiamo paralizzati in un letto quando non vogliamo più andare avanti, perdiamo la voce quando abbiamo paura di dire la verità.
La vita dell'adulto è piena di conflitti. Compito dell'adulto è sviluppare la capacità di risolvere tali conflitti, e risolverli con amore, integrità e rispetto. Da qui si arriva alla saggezza. La malattia è il conflitto che non voglio vedere, che mi rifiuto di accettare, la malattia è la scelta che non voglio compiere, è la vita che non voglio vivere.

ReikiE se io non voglio vivere la mia vita, mi ammalo. E se continuo a essere quello che gli altri vogliono che io sia, mia ammalo ancora più gravemente. E se prendo pastiglie per risolvere il conflitto, o bevo o mi drogo o mi distraggo da me in qualunque modo, la malattia diventa ancora più forte, grida con voce sempre più alta per farsi sentire. E se un giorno un signore in camice bianco mostrandomi una lastra mi dice che mi rimangono pochi mesi di vita, quello è uno specchio in cui posso finalmente vedere, forse, quello che io mi sono fatto.
La lastra è una foto che indica chiaramente a che livello di menzogna io sono nei miei confronti, quanto profondamente ho mentito a me stesso, quanto sono stato incapace di onorare i doni ricevuti, di riconoscere i miei sentimenti e di esprimerli. Le persone che guariscono dai tumori sono semplicemente persone che finalmente hanno scelto di vedere, di aprire la mente e il cuore e cominciare a recuperare il tempo perduto. Come ci si ammala, così si guarisce…

Possiamo quindi affermare che ogni disturbo è psicosomatico. Psiche significa "Mente" e soma significa "Corpo". Il processo psicosomatico si mette in atto quando non voglio riconoscere consapevolmente l'esistenza di un conflitto in qualsiasi aspetto della mia vita e conseguentemente non mi prendo la responsabilità di risolverlo. Allora è il corpo che si incarica di dirimere la controversia. La somatizzazione è il trasferimento dell'incarico di risoluzione del conflitto dalla Mente, che ha strumenti come la logica, la fantasia, l'astrazione, l'analisi, la sintesi, al Corpo, che utilizzerà le escrezioni, le secrezioni, gli organi di senso, le ghiandole, gli organi interni, i tessuti etc. per risolvere il problema.

Un esempio per tutti: se qualcuno mi sta sullo stomaco, se proprio non posso mandarlo giù, se quello che fa o che dice non lo posso digerire, e io non mi prendo scientemente la briga di dirglielo, sarà il mio corpo a fare di tutto per digerire il boccone amaro: immettendo sempre maggiori quantitativi di enzimi digestivi. Ma siccome la situazione pesante non è dentro la pancia nella realtà, a lungo andare gli acidi gastrici corroderanno le pareti dello stomaco stesso. E quando mi verrà l'ulcera, potrò scegliere se decidermi finalmente a risolvere da persona matura il conflitto oppure nascondermi dietro una pastiglia di anti-acido. Nel primo caso guarisco, nel secondo obbligo l'organismo a continuare a farsi carico di una situazione difficile e con il farmaco indebolisco la sua azione risolutiva. Sto praticamente sparando sulle mie truppe. Il corpo aumenterà le dosi di enzimi, io quelle di farmaci finché il sintomo da acuto diventerà cronico e poi sindrome e così via.

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