La fama di Monte Sant'Angelo è legata indissolubilmente al culto dell'arcangelo Michele. La Grotta di San Michele, dove sarebbe apparso a più riprese l'Arcangelo, è scavata nella roccia ed è meta, ormai da secoli, di pellegrini che si recano a visitare questo fulgido centro di religiosità cristiana da ogni parte del mondo.
Del Santuario di San Michele vanno ammirati, oltre alla suggestiva grotta delle apparizioni, il campanile ottagonale, la porta dalle splendide imposte bronzee eseguite nel 1076 a Costantinopoli, la statua del Santo e i trono di marmo.
Bellissimo è anche il castello normanno-svevo che fu anche degna dimora, la prediletta, del grande imperatore Federico II. A otto chilometri dal centro abitato, si erge l'abbazia di Santa Maria di Pulsano interamente scavata nella roccia. Dal punto di vista turistico, Monte Sant'Angelo offre un ventaglio davvero inesauribile di chiese e monumenti.
Tappa obbligatoria il Santuario di San Michele all'interno del quale si possono ammirare la preziosa statua dell'Arcangelo, la sedia episcopale del sec. XI, il meraviglioso campanile ottagonale, la Tomba di Rottari del XII sec. ed infine il portale romanico del sec.XI.
LA CELESTE BASILICA
Entrati attraverso il portale romanico, ci troviamo all'interno della celeste Basilica, nel luogo prescelto da S. Michele. Da tutta l’atmosfera del sacro luogo promana un fascio oscuro e misterioso che si materializza nel gioco di luci e ombre tra gli anfratti e nella scintillante presenza dell’urna che racchiude la statua la statua di S. Michele Arcangelo di una espressività incomparabile. Si insinua nel cuore un desiderio prepotente di abbandono al perdono divino: è l’invito dell’Arcangelo guerriero a vincere le nostre debolezze e a riprendere il cammino, forti del perdono di tutti i nostri peccati.
La Chiesa, non consacrata da mano umana, è ben distinta in due parti: una appena si entra, costruita in muratura, chiamata la Navata Angioina e un'altra allo stato naturale, una spelonca aperta dalla natura stessa nella roccia calcarea.
Appena entrati, a destra, troviamo un piccolo altare, eretto in onore di S. Francesco: ne ricorda la sua visita al nostro Santuario, compiuta nel lontano
LE CRIPTE
La parte più suggestiva delle antiche costruzioni del santuario sono le Cripte. Questi ambienti risalgono all'epoca longobarda e sono ritornati alla luce in seguito agli scavi promossi da Mons. Nicola Quitadamo negli anni 1949-1960. Una volta servivano come l’ingresso alla Grotta e furono definitivamente abbandonati nel secolo XIII, all’epoca delle costruzioni angioine. Numerose iscrizioni lungo le pareti delle "cripte", talune a caratteri runici, testimoniano il notevole afflusso dei pellegrini provenienti da tutta l’Europa fin dall'epoca longobarda.
Le cripte sono composte da due ambienti le cui strutture dovettero realizzarsi in due fasi immediatamente successive l’una all'altra. Alcune iscrizioni murarie identificate nel 1974 hanno reso possibile datare le costruzioni tra la fine del VII e l’inizio del secolo VIII.
Le cripte, lunghe circa 60 metri, si sviluppano fin sotto il pavimento della Basilica. La prima parte delle "cripte" ha la forma di una galleria porticata, articolata in otto campate rettangolari. In questo suggestivo ambiente, sono state esposte diverse sculture provenienti dagli scavi del santuario, dall'ex chiesa di S. Pietro e dalle rovine dell'abbazia benedettina di S. Maria di Pulsano.
Tutti i reperti qui esposti sono databili dal secolo VII-VIII fino al secolo XV. Visitando il museo si ammirano diverse sculture che testimoniano ancora una volta la gloriosa storia di questo luogo.
Passando attraverso l'apertura scavata nel muro di sostegno, ci troviamo nell'altro ambiente di epoca longobarda, (con evidenti tracce delle costruzioni perlongobarde) diviso in due ampie navate, scandite da una fuga centrale di tre arcate a tutto sesto, e delimitato a nord e sud da altrettante arcate sostenute da massicci pilastri. Le navate erano occupate dalle scale: quella a destra, ad andamento curvilineo, è conservata integralmente nel suo percorso; quella di sinistra, ad andamento rettilineo, è andata distrutta durante i lavori.
Le due scale terminavano su una piccola platea, delimitata ad est da un'abside, con un altare a blocco in conci squadrati, con tracce di numerose iscrizioni. Alla sinistra dell'altare è stato ritrovato, protetto dalle lastre di pietra, un affresco chiamato il Custos Ecclesiae che si può attribuire al secolo X. Dai resti degli affreschi e dalle numerose iscrizioni murarie, possiamo comprendere l’importanza del Santuario, specie per i Longobardi.
Questi ambienti sono stati separati definitivamente dalla Sacra Grotta verso gli anni 1270-1275, quando gli Angioini, con le nuove costruzioni, diedero al Santuario l'assetto attuale, sacrificando le precedenti opere innalzate in onore di San Michele Arcangelo.