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Varallo


veduta_varallo La sua fondazione risale ad età remotissima, probabilmente preromana. La prima notizia documentata è tuttavia datata 1025, anno in cui fu emanato un diploma di concessione di alcuni beni, tra cui l’alpe Otro cum ponte de Varade al Vescovo di Novara, da parte di Corrado II, re di Germania.
La Corte Superiore, che comprendeva tutti i comuni dell’alta valle, faceva capo a Varallo, dove risiedeva il Grande Podestà e, due volte all’anno veniva riunito il Consiglio Generale della Valsesia. Nel 1304 l’eresiarca Dolcino, citato anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia, in fuga dagli armati del Vescovo di Vercelli, trovò rifugio con i suoi seguaci tra i monti della Valsesia.
Sul finire del 1300 con Gian Galeazzo Visconti, la Valsesia entrò a far parte del Ducato di Milano: i valsesiani tuttavia per accrescere e consolidare la loro condizione differenziata rispetto a quella delle altre terre sottoposte al ducato di Milano, presentarono all’allora Duca Filippo Maria Visconti vari capitoli di privilegi ed esenzioni richiedendone l’approvazione.
panoramica_varallo Alla fine del settecento anche a Varallo iniziarono a diffondersi le idee rivoluzionarie d’oltralpe, ma è agli inizi del 1800, che la Valsesia tocca con mano il peso dei mutamenti politici portati dalla Rivoluzione Francese: la decisione amministrativa di stabilire come confine tra la Francia e l’Italia il fiume Sesia, creò innumerevoli inconvenienti agli abitanti della Valle, che si ritrovarono francesi sulla sponda destra e italiani su quella sinistra
Il secolo XIX fu per la città di Varallo, divenuta nel frattempo capoluogo di Provincia, un periodo particolarmente vivace, ricco di iniziative, ma segnato anche da tragici avvenimenti, come la terribile alluvione del 1834, o l’epidemia di colera dell’anno dopo.
Sono del 1800 infatti le più significative opere di rinnovamento della città anche dal punto di vista urbanistico, così come le iniziative nel campo culturale (apertura della Pinacoteca e del Museo Calderini), e la nascita delle prime industrie.
Tutto ciò determinando la necessità di avere rapidi collegamenti con l’esterno, per il trasporto sia delle persone che delle merci, portò nel 1886 all’ inaugurazione della ferrovia che collegava Varallo a Novara.
Tra le tante vicende che hanno segnato la vita della città in questo secolo, va ricordato il periodo dell’ultima guerra mondiale, quando Varallo venne intensamente coinvolta, insieme a tutta la Valsesia, nella lotta tra fascisti e partigiani. Per aver combattuto la lotta partigiana per la liberazione nazionale a Varallo nel 1971 è stata conferita la medaglia d’oro al valore militare.
Se alla fine dell’800 Varallo raggiunse l’apice del suo splendore, circa un secolo dopo ha avuto un notevole tracollo economico, legato in particolare alla crisi delle industrie del settore tessile e calzaturiero. Attualmente mostra segni di ripresa, dopo la creazione in frazione Roccapietra di una zona industriale.
Tuttavia è soprattutto sfruttando il potenziale culturale e turistico che Varallo potrebbe degnamente riconquistare il ruolo di supremazia avuto nel passato.
La Città di Varallo, nonostante i sostanziali mutamenti dal punto di vista urbanistico, avvenuti a partire in prevalenza dal secolo scorso, ha saputo mantenere quasi intatto, in alcuni angoli, il fascino del borgo antico.
Percorrendo le strette contrade del centro storico, sviluppatesi nelle adiacenze del ponte sul Mastallone, punto di collegamento tra i due agglomerati che costituivano il borgo, si possono ancora ammirare alcuni antichi edifici della borghesia cittadina che, conservano nei balconcini in ferro battuto, nelle logge aperte del sottotetto, negli archi, nei cortili interni, nelle decorazioni a stucco, le caratteristiche architettoniche del passato.
LA BASILICA
Fu voluta nel 1614, sotto gli auspici del vescovo di Novara, Venerabile Carlo Bascape, e venne finanziata dal nobile cavaliere pavese Agostino Beccaria e dalle offerte dei pellegrini. Realizzata a poco a poco su disegni di Bartolomeo Ravelli e di Giovanni d'Enrico (1614), fu terminata nel 1713 con una facciata di linee molto semplici.
La facciata attuale è sorta negli anni 1891-1896 per h munificenza dei coniugi Costantino e Giulia Durio e su disegno dell'arch. Giovanni Ceruti di Valduggia.
Il portale di bronzo
È tra i capolavori che maggiormente si ammirano appena giunti alle soglie della Basilica. I vari pannelli che gli danno risalto rappresentano alcuni episodi della Sacra Scrittura simbolicamente riferentisi alla Madonna. A Lei infatti e' dedicata la Basilica. Fu disegnata dall'arch. Giovanni Cerutì. Lo modellò Leone Antonini di Vocca, e lo fuse Giovanni Lomazzi di Milano.
La Vergine dormiente
Bellissimo simulacro della Madonna venerato fino dai primi tempi quando era collocato nella chiesa vecchia. È stato portato nell'attuale Basilica nel 1679 e, attorno ad esso, è polarizzata la vita del Sacro Monte in quanto Santuario.
La tradizione (del seicento) dice che fosse venerata nella Basilica di S. Sofia, a Costantinopoli, prima del 1453. È la Madonna del Sacro Monte.

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