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Lago Viverone

mappa_lago_viverone.jpg - 12949 Bytes Molti bacini lacustri del Canavese hanno restituito materiale archeologico, tra questi il Lago di Viverone rappresenta una delle realtà più interessanti sia per la presenza di più villaggi palafitticoli, sia per le approfondite ricerche svolte. Le indagini furono avviate da G. Giolitto, Ispettore Onorario per l'Archeologia Subacquea del Lago di Viverone nel 1965 e proseguirono fino al 1976, quando la Soprintendenza Archeologica del Piemonte avviò il primo cantiere archeologico ufficiale del Ministero.
Nel 1996 fu individuato un primo campo di pali in località Cascina Nuova, negli anni successivi fuorno rinvenuti altri siti: S. Antonio, Emissario e Riva del Clerico. Negli anni '80, le prospezioni subacquee permisero di scoprire un nuovo sito in località Masseria e di fornire dati sempre più puntuali sull'organizzazione dei diversi villaggi. Le ricerche effettuate anche sulla terraferma e sulle zone umide circostanti (Roggia Violana e Moregna) hanno evidenziato una forte frequentazione nel passato

DA VEDERE SUL LAGO:

In regione S.Lorenzo, un tempo borgo popoloso attorno alla chiesa, e ora quasi disabitato, esiste una pietra singolare, incavata a forma di sarcofago, che posa su un’ampia base litica, comunemente detta « Roc della Regina» .
La fantasia popolare indica il posto in cui l’ipotetica Regina - identificata poi nella Madonna - poneva il ditale e le forbici e il filo in alcune lievi incavature di forma richiamante questi accessori del lavoro femminile.
L’acqua piovana, che ristagna nella cavità, a contatto della pietra, diventa salutare e le nostre nonne vi si recavano per bagnare gli occhi a prevenirli da ogni eventuale infermità Da questi elementi e dalla presenza di diverse coppelle si può risalire alle antichissime usanze religiose delle genti celtiche che veneravano le "matres", e che essi chiamavano "regine".
Un altro luogo significativo è quello in cui è posto il « Roc della Pratasera» o « Pera Pichera» , un altro masso erratico lasciato qui dal ghiacciaio balteo, sotto il quale le mamme dicono di aver trovato i loro figli; in questo modo si diffondevano le superstizioni, in seguito cristianizzate, indizianti l’esistenza di antichità remote.

Il Ricetto di candelo

Era una struttura urbanistica fortificata adibita a ricovero permanente dei prodotti agricoli ed a rifugio temporaneo dei contadini e del bestiame.
L’interesse dei ricetti è dato dalla loro funzione nel territorio rurale e dall’impianto urbanistico assolutamente tipico. Con l’aiuto dei catasti è possibile ricostruire la posizione del ricetto di Viverone, del castello (ne esistono ancora oggi i ruderi) e del centro abitato.
All’interno del ricetto vi era ed è rimasto l’oratorio di S.Giovanni Battista nel Castello, che era la cappella gentilizia dei signori del luogo. Già nel 1348 si trovava dipendente direttamente dalla chiesa vercellese. E’ una chiesa antichissima, poichè già nel 1287 il prete Anselmo, rettore di S.Giovanni del castello di Viverone, veniva nominato parroco di S.Giuliano in Vercelli.
Divenne poi proprietà dell’abbazia dei canonici lateranensi di S.Sebastiano di Biella. Nel 1771 si doveva costruire una chiesa nuova, che non venne mai fatta ma fu restaurata quella esistente. Infatti, è ancora in struttura antica, con soffitto al posto della volta e ornata di antichi affreschi cinquecenteschi nelle pareti.
Tre erano le chiese che in antico avevano un rettore a Viverone: quella di S.Maria (la Cura vecchia), quella di S.Nicola (l’attuale parrocchia) e quella di S.Martino al Lago (scomparsa).
La chiesa di S.Maria, detta anche la « Cura vecchia» , sorge a metà strada tra Viverone e Roppolo Piano e servì da parrocchia per i due paesi fino al 1789, anno in cui Roppolo Piano divenne parrocchia autonoma.
La sua costruzione, in stile gotico quattrocentesco, è ad unica navata, con ampie ogive ed è monumento singolare per il Biellese. Aveva finestre un tempo rotonde, all’esterno era sorretta da potenti contrafforti; subì nel corso dei secoli numerose aggiunte e manomissioni che deturparono la bellezza della sua linea. La volta è ancora a capriata come in antico, mentre il coro è un’aggiunta del ‘600.

IL CASTELLO DI ROPPOLO

Nell’incerta luce crepuscolare della storia, il paese di Roppolo si delinea durante il sec. X e la sua esistenza è documentata da un Diploma di Ottone I , datato da Pavia il 30 luglio 963, con il quale l’imperatore investe il conte Aymone di Cavaglià di diversi beni posti nel contado vercellese, fra cui Roppolo.
La prima fortificazione costruita fu la torre, probabilmente base dell’attuale, intorno alla quale si sviluppò più tardi il castello. La torre era originariamente in legno, con le fondamenta in masselli di granito ancora visibili nelle cantine.
Il 1200 segna la decadenza dei conti di Cavaglià, che vennero sopraffatti dai Bichieri, sotto i quali passarono tutte le terre di Roppolo. Ancora oggi sulla parete duecentesca del maniero domina lo stemma dei Bichieri: tre bicchieri riempiti a metà di vino sotto il cappello cardinalizio del cardinale Guala, fondatore dell’Abbazia di S.Andrea a Vercelli.
Il castello rimase per circa due secoli proprietà dei Bichieri sino al suo passaggio nelle mani di casa Savoia, avvenuto per la prima volta nel 1407. Dal 1441 le sorti del castello sono affidate ai potenti Valperga di Masino, che ne mantennero il possesso fino allo scoppio della Rivoluzione Francese.
Nella terza stanza della torre, aprendosi nel 1800 un muro parietale, venne alla luce una profonda intercapedine nella quale si rinvenne una completa armatura con dentro i resti umani di un guerriero: erano quelli di Bernardo di Mazzè, murato vivo da Ludovico, signore di Roppolo.
Attualmente il castello di Roppolo ospita l’Enoteca Regionale della Serra, unica nel nord del Piemonte, fondata nel 1981. A metà strada fra produzione e commercio, l’Enoteca offre vasta rappresentatività ai produttori ed è luogo naturale di selezione oltre che di incontro e di promozione verso il pubblico.
Le cantine in cui essa è ospitata sono del XVI secolo, con volte di mattoni a vista e muri di pietra; gli scaffali hanno la caratteristica struttura ad archetti degli antichi "infernotti". Trovano esposizione permanente circa 170 tipi di vino, spumanti e grappe di 100 aziende produttrici, circa 20.000 bottiglie selezionate che offrono la massima garanzia ai consumatori.
L’Enoteca Regionale della Serra svolge, inoltre, un importante ruolo di promozione valorizzando e divulgando, attraverso manifestazioni legate ai temi dell’uva e della gastronomia, con corsi, convegni, degustazioni e visite presso le Aziende vitivinicole, la conoscenza di tutti i vini D.O.C.G. e D.O.C. piemontesi e valdostani, in modo particolare quelli delle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara.
I vini D.O.C. della zona sono: l’Erbaluce di Caluso, il Caluso Passito, il Caluso Passito Liquoroso e il nuovo Canavese (bianco e rosso), composto da Nebbiolo e altri vitigni.

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