Paleocristiani gli importanti resti delle cripte di San Giovanni, Sant'Anastasio, San Secondo. Ma è dell'era romanica (IX-XIII secolo) che Asti e la provincia conservano il patrimonio più ricco: in città il Battistero di San Pietro in Consavia; fra i colli le chiese di San Secondo di Cortazzone, dei Santi Nazario e Celso di Montechiaro, l'abbazia di Vezzolano ad Albugnano, Chiese "minori", spesso cimiteriali, sono a Montiglio (San Lorenzo), Montafia, Scandeluzza, Cinaglio per citare solo le più note, ma in tutto sono trentasette gli edifici di culto romanici esistenti .
Dominante influenza artistica dell'Astig’ano fu anche lo stile gotico proveniente d'Oltralpe, cui si devono in Asti la chiesa ed il campanile di San Secondo e la grandiosa cattedrale, iniziata nel 1324, segnalata come il più prestigioso monumento gotico del Piemonte. Anche l'architettura civile si arricchisce, in questo periodo, di numerosi palazzi, in città e fuori. Citiamo il palazzo comunale di Cocconato, la cappella di Sant'Andrea a Montiglio, Madonna dei Monti presso Grazzano Badoglio.
Suggestioni del Rinascimento vennero successivamente introdotte in alcuni palazzi astigiani mentre, a Roccaverano, è attribuita al Bramante la facciata cinquecentesca della chiesa parrocchiale.
Di epoca medioevale, peculiari del "suol d'Aleramo" sono i castelli, una cinquantina, nati come presidi o fortezze diventati poi spesso, con rimaneggiamenti del '600 e '700, dimore nobiliari. Alcuni (pochi) in buono stato di conservazione, altri (molti) in degrado.
Barocchi, riconducibili all'opera di Benedetto Alfieri, sono alcuni palazzi del capoluogo e la parrocchiale di Piovà Massaia: di Bernardo Vittone il campanile di Pino ed il prolungamento della Cattedrale di Asti; del Magnocavallo le parrocchiali di Casorzo, Moncalvo e Penango. Barocche anche la facciata di Palazzo Crova a Nizza, la parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano a San Damiano, il Palazzo Alfieri a San Martino.
Completa il quadro necessariamente lacunoso delle testimonianze d'arte astigiane, un breve riferimento alla pittura del '400 e '500 legata al gotico internazionale ma non ignara delle influenze rinascimentali. Emergono le figure di Gandolfino da Roreto, autore di opere conservate nella Cattedrale e in molte chiese del Piemonte; di Macrino d'Alba e, nella prima metà del '600, di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, attivissimo in tutto il Basso Monferrato le cui opere sono conservate, oltre che in Cattedrale, nelle chiese di Moncalvo, Calliano, Castagnole M.to, Cocconato, Penango, Viarigi ed in altri centri ancora.