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Parco del Tarvisiano
 
Il territorio

La Foresta di Tarvisio si estende su una superficie complessiva di 23.300 ha, a cavallo fra il gruppo settentrionale delle Giulie, le Carniche orientali e le prime propaggini delle Caravanche. In una concezione territoriale più estensiva può essere indicato quale foresta di Tarvisio l’insieme del territorio della vallata estendentisi da Pontafel ai confini di Stato per una superficie complessiva di 40.000 ha. Esso presenta la tipica conformazione e le caratteristiche del settore alpino orientale con un elevato grado di naturalità diffuso su tutto il territorio, ad eccezione delle aree di fondovalle dove interventi antropici di varia natura hanno profondamente modificato e distrutto l'originaria conformazione dei luoghi. Il territorio è separato da due bacini imbriferi principali: - il bacino del torrente Fella, immissario del Tagliamento, - il bacino del torrente Slizza, tributario della Drava e poi del Danubio. Il settore Nord, occupato dalla catena Carnica, è caratterizzato da modesti rilievi ben modellati generalmente boscati sino alla sommità mentre il settore meridionale, comprendente le Alpi Giulie, presenta una conformazione più aspra ed accidentata con numerosi picchi rocciosi ed ampi ghiaioni.
Notevole è la diversità degli ambienti ecologici dovuta al mutevole gioco dei fattori biotici ed abiotici, come la pendenza, l’esposizione, la matrice geologica, la quota, le microvariazioni climatiche, il corteggio florofaunistico che ne consegue.

Aspetti vegetazionali e forestali

La complessità dei fattori ecologici determina la formazione di vegetazionali vari, rispondenti alle varie sollecitazioni ambientai alle quali si aggiunge l’azione antropica sia attuale che passata.
Le stazioni più comode di fondovalle sono state, infatti, da secoli mutate e le prime ad essere colonizzate con attività agricole prima e infrastrutture viarie in particolare negli ultimi decenni.
Foreste del Tarvisiano Le formazioni forestali superstiti sono dei popolamenti arboreo-arbustivi dislocati lungo i collettori idrici rappresentati da boschetti ripariali di un’eterogenea ed intricata mescolanza di varie specie, quali ontano bianco, salici sp., sanguinella, pioppo tremolo ecc. Nelle stazioni di greto primitivo si rinvengono popolamenti pionieri di primo insediamento di pino silvestre con gli immancabili salici. Rari sono gli elementi superstiti del probabile bosco mesofilo di latifoglie decidue che anticamente colonizzava l'intero fondovalle come gli esemplari di farnia e frassino maggiore.
Estesi sono i prati polifiti, sino a poco tempo fa oggetto di annui sfalci ed ora in una fase di ricolonizzazione boschiva con essenze per lo più di resinoso, abete rosso nelle aree più fresche, pino silvestre in quelle più asciutte.
Il ritorno del bosco di resinose altera, tuttavia, l’aspetto paesaggistico più genuino della valle, rappresentativo di una realtà agro-silvo-pastorale ora in crisi per il massiccio abbandono dell’agricoltura, la cui scomparsa, così come l’originario bosco di latifoglie decidue, rappresenta un momento di impoverimento culturale e naturale. Le prime consistenti e valide formazioni forestali si rinvengono a cominciare dalla più basse pendici. Nelle Alpi Carniche, nella fascia esposta a Sud su suoli primitivi e poveri, si insediano formazioni termofile di pino nero e silvestre, molto spesso in purezza e coetanei per ampi gruppi, caratterizzati da densità, provvigioni ed accrescimenti generalmente modesti per le magre stazioni di insediamento. Nel sottobosco compaiono pochi e monotoni elementi termo-xerofili come il pero corvino (Smarna hrusica nell'idioma sloveno di Ugovizza (Etnobotanica della Val Canale - Oman 1992)), il sorbo montano (Moku6c), il carpino nero (Crn gab6r) ed altri ed un vario corteggio nemorale dato dall'erica, dal mirtillo rosso (Tor6nk), la carex alba o da tappeti di graminacee nelle condizioni meno fertili con la diffusa calamagrostis, la "Leska" simile al friulano "Lescja".
Parco del Tarvisiano Alzandosi di quota, nelle condizioni moderatamente più fresche prende il sopravvento il pino silvestre, spesso con interposto il faggio e l’abete rosso. Nelle stazioni via via più fertili si insediano le formazioni miste di abete rosso e faggio, che costituiscono il popolamento più diffuso per estensione; è l’associazione appartenente all'Anemone Trifoliae - Fagetum tipica della regione e comune anche a vaste zone forestali della Slovenia. Si caratterizza per alcuni elementi tipici del sottobosco come L’Anemone trifolia, L’Elleboro nero, il ciclamino ecc. Il grado di mescolanza e la struttura di tali formazioni è assai varia a seconda delle condizioni locali.
Nelle esposizioni a sud di mezza costa si instaura la variante termofila a faggio in purezza. Si tratta di un popolamento coetaneo, fitto e monoplano che lascia poco spazio allo sviluppo di un tappeto nemorale.
Nella maggior parte dei casi il bosco misto è costituito da abete rosso, bianco e faggio con presenza di aceri. Si tratta di un bosco generalmente multiplano dove le diverse specie riescono a compensarsi vicendevolmente determinando delle concordi ecologiche stabili e funzionali. Nelle stazioni caratterizzate da una maggiore microtermicità (piani altimontani e fondovalli ad inversione termica) le specie dal temperamento oceanico come il faggio e l’abete bianco lasciano sempre più il posto alll’abete rosso, che forma strutture coetaneiformi e sempre più rade con l'aumento della quota e della microtemicità. Completano il paesaggio forestale in quota le formazioni di abete rosso, larice ed arbusti, come i mugo, salici, ontano verde, disposti per lo più su ghiaioni e nelle aree rocciose calcaree mentre sopra i 1800 gli arbusteti a mugo, rododendro, salici si alternano con i prati ed i pascoli sino a lasciare a questi, oltre i 2000 m s.l.m., il sopravvento e sopra ancora le rocce ed il vento.
Fra le entità floristiche di pregio un cenno particolare meritano la Wulphenia Carinthiaca ed i meno noti endemismi del Bupleurum canalense, un’umbeflifera presente nella fascia termo-xerofila delle pinete, l’Astranthia carniolica della stessa famiglia diffusa intorno al Lago di Raibl, la Campanula zoisii delle Alpi Giulie, la Matteuccia struthiopteris felce degli ambienti umidi del laghetto di Rio Argento, la Mycrostiles monophyllos orchidea rarissima in tutto il territorio nazionale. Dal punto di vista assestamentale l’intero complesso della Foresta di Tarvisio è distinto in 11 distretti forestali ed ogni distretto, seguendo le indicazioni del primo piano di assestamento del 1888, viene compartimentato in sezioni e sottosezioni, suddividendo così il bosco in aree omogenee per le esigenze selvicolturali e di utilizzazione. A seconda delle condizioni strutturale di ogni particella viene determinata l’aliquota preventiva di ripresa (massa da prelevare) che di norma interessa i boschi maturi o i popolamenti che necessitano di pulizie e cure culturali. Mediamente vengono tagliati annualmente circa 25.000 mc di legname, il 50% dei quali assegnato in conto diritti di servitù agli aventi diritto di ogni singolo comune censuario. E' una produzione, in particolare di abete rosso, di notevole pregio per la qualità degli assortimenti e la natura del materiale, che, è il caso di sottolinearlo, consente di avere l’assortimento di "risonanza", riscontrabile solo il alcuni distretti alpini (Val di Fiemme, Val Visdende ecc.) alcune zone della Germania ed è assente in Austria.

Gli aspetti faunistici

La fauna rappresenta una delle componenti fondamentali della Foresta per il numero delle specie presenti, il valore naturalistico di molte, l’orso e la lince, l’elevata consistenza degli effettivi di alcune delle popolazioni più note, come gli ungulati ed i tetraonidi, la rarità di tanti componenti della microfauna in particolare, la rosalia alpina fra i coleotteri od il driomio fra i gliridi e spicca ed è conosciuta proprio per i caratteri generali determinati dalla sua stessa origine, in parte dal singolare ambiente alpestre, dalla posizione geografica ed in parte dalle vicende della colonizzazione umana.

I vertebrati di maggiori dimensioni

E' stato detto e scritto in più occasioni come in nessun altro luogo, forse, del territorio nazionale è dato di imbattersi in un così vario assortimento di grossi mammiferi e di vistosi volatili di habitat forestali e montuose come nell’intricato complesso di boscose, per ampi tratti indisturbate zone alpestri del tarvisiano. Da tutti conosciuti sono i cervi, i caprioli, i camosci, meta e vanto venatorio dei nobili rappresentanti la corte imperiale viennese e sassone, i cinghiali, da alcuni armi in forte espansione, gli stambecchi, reintrodotti negli anni ‘80, e soprattutto i tetraonidi con il gallo cedrone, simbolo stesso della Foresta.
A questi si sono aggiunti negli ultimi anni l’orso, specie di rilevanza europea oltre ogni altra, e la lince, silenziosa custode dei segreti della Foresta.
E sono forse ancora questi grandi rappresentanti coloro che più degli altri sottolineano l'importanza europea della Foresta e la contiguità di questa con gli altri territori di Austria e Slovenia, anche se non di minore valore naturalistico sono gli altri abitanti i vari ecosistemi, dagli ambienti acquatici, ai prativi e rupestri, alle faggete ed alle peccete. Scriveva nel suo taccuino di campagna negli anni ‘80 Fulco Pratesi, allora Presidente WWF "... Esiste un luogo in Italia ove è possibile vedere in un sol giorno, come è successo a noi girando in macchina per le strade del fondovalle, 27 caprioli 16 cervi, 4 camosci, 5 aquile, 8 corvi imperiali, 2 astori, un ermellino, uno sparviero, un gheppio. Il tutto in uno scenario splendido di abeti, faggi, larici e pini neri, in cui si elevano massicci calcarei di intensa bellezza e scorrono torrenti limpidissimi e ricchi di trote. Il paradiso in questione, sconosciuto ai più, si trova in quel triangolo montuoso incuneato tra la Carnia e la Slovenia il cui centro principale è Tarvisio.
La fauna è ricchissima, inconcepibile per il nostro Paese e del tutto eccezionale anche per nazioni più fortunate da questo punto di vista.
Nei 40.000 ha delle Foresta tarvisiana vivono oggi circa 1000 cervi, 2000 caprioli, 3-4 orsi, 1800 camosci, 400 galli cedroni, 500 fagiani di monte, 5 coppie di aquile, più martore, cinghiali, francolini, marmotte".

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1) luca dirtysouth@hotmail.it
forse potete aiutarmi... ..come faccio a trovare parchi naturali in italia dove c'è la possibbilità di vedere orsi ( non in cattività ovviamente ) se mi date qualche consiglio siete dei grandi,come è grande la mia passione per gli orsi!! grazie mille..!!!
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2) Lorenzo lorenzo_748@hotmail.com
wow! fulco pratesi sei un grande! il sottoscritto 28enne tarvisiano sportivo e amante della montagna sempre in giro di corsa o con gli sci d'alpinismo per i sentieri delle nostre montagne ha visto l'aquila 2 volte in vita sua e tu ne hai viste 5 in un giorno??? forse avevi bisogno di riposare un pò , o magari hai passato troppe ore in rifugio!!!!! Mandi fantaz!!
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