Superficie: 192.565 ha
Informazioni: Palazzo Amato - Via Mordini, 20 - 85048 Rotonda (PZ) Tel: 0973/661692 - 661027
Cenni Geografici
L'intera zona del parco è costituita dai Massicci del Pollino e dell'Orsomarso. E' una catena montuosa dell'Appennino meridionale, a confine tra la Basilicata e la Calabria, immersa nel cuore del Mediterraneo. Ha vette tra le piu alte del Mezzogiorno d'Italia, coperte di neve per lunghi periodi dell'anno, da novembre a maggio. Dalle sue cime, oltre i 2200 metri di altitudine sul livello del mare, si colgono, ad occhio nudo, ad ovest le coste tirreniche di Maratea, di Praia a Mare, di Belvedere Marittimo e ad est il litorale ionico da Sibari a Metaponto. La natura e la cultura del Pollino, il quadro globale e unitario del suo patrimonio fisico ed umano, multiforme e complesso, vasto e diverso, spaziano da valori naturalistici, geomorfologici, vegetazionali, botanici, faunistici, a valori paesaggistici, storici, archeologici, etnici, antropologici, culturali, scientifici, unici ed irripetibili. La parte di natura più "prestigiosa" e più rinomata è fatta di rocce dolomitiche, di bastioni calcarei, di pareti di faglia di origine tettonica, di dirupi, di gole profondissime, di grotte carsiche, di timpe di origine vulcanica, di inghiottitoi, di pianori, di prati, di pascoli di alta quota, di accumuli morenici, di circhi glaciali, di massi erratici.
La fauna
Varia e non meno rilevante è l’avifauna. La coturnice (Alectoris
graeca), tipica delle zone montane aperte con scarsa copertura
vegetale, è specie assai minacciata che sta giovando, nel territorio
del Parco, della cessazione della caccia. Presente è anche il
raro picchio nero (Dryocopus martius), il più grande picchio
europeo, e i più comuni picchio verde (Picus viridis) e picchio
rosso maggiore (Picoides major). Di grande rilevanza è la coesistenza,
nell’ambiente steppico della Petrosa, di tutte e cinque le specie
italiane di allodola. Recentemente è stata rilevata la presenza
del gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax).
Ben
dodici sono le specie di rapaci diurni nidificanti,
tra cui la magnifica aquila reale (Aquila chrysaetos), presente
con poche coppie nel versante meridionale del Parco, il nibbio
reale (Milvus milvus) ed il pellegrino (Falco peregrinus), eccezionale
e rapidissimo volatore. Il versante orientale del Parco, più
arido e ricco di pareti rocciose, offre l’habitat per due specie
estremamente minacciante: il lanario (Falco biarmicus feldeggi),
falcone localizzato nel mediterraneo, ed il capovaccaio (Neophron
percnopterus), piccolo avvoltoio bianco e nero ridotto, in Italia,
a pochissime coppie nidificanti. Il grande gufo reale (Bubo
bubo) è invece il più raro e spettacolare fra i rapaci notturni.
Riguardo ai Mammiferi, sono rappresentate tutte
le specie più significative dell’Appennino meridionale. Fra
i Carnivori vive nel Parco una consistente popolazione di lupo
(Canis lupus), il gatto selvatico (Felis silvestris), di distribuzione
e abbondanza non noti, la martora (Martes martes), la puzzola
(Mustela putorius) e, non ultima, la lontra (Lutra lutra), la
cui presenza è stata rilevata in diversi corsi d’acqua laddove
si conservano abbondanza di prede e buon grado di copertura
vegetale delle sponde.
Gli Ungulati,
oltre al comune cinghiale (Sus scrofa), comprendono il capriolo
(Capreolus capreolus) presente soprattutto sui Monti di Orsomarso
con una piccola popolazione ritenuta una delle poche autoctone
d’Italia. Fra i Roditori più significativi, va citato il driomio
(Dryomys nitedula), un piccolo gliride presente, in Italia,
oltre che sui rilievi montuosi calabresi, solo sulle Alpi orientali.
Il driomio, insieme al moscardino, (Muscardinus avellanarius)
al ghiro (Myoxus glis) e al quercino (Eliomys quercinus) rappresenta
tutte le specie italiane di Gliridi nel Parco. Lo scoiattolo
meridionale (Sciurus vulgaris meridionalis) è una sottospecie
tipica dell’Appenino centro-meridionale caratterizzata dalla
colorazione nera del mantello e dal ventre bianco. L’istrice
(Hystrix cristata) è localizzata nel settore meridionale e orientale
del Parco, con clima più spiccatamente mediterraneo. Infine,
oltre alla lepre europea (Lepus europaeus), frutto di scriteriate
immissioni, sopravvivono alcuni nuclei di lepre appenninica
(Lepus corsicanus), specie autoctona dell’Italia centro-meridionale.
La
flora
Nelle aree di maggiore altitudine vegeta un relitto dell'ultima
glaciazione, una rarità. Il simbolo del parco il pino loricato.
Si estendono sulle pendici delle montagne immensi, fitti, impenetrabili
boschi di faggio, di castagno, di cerro, coperti di muschio,
tappezzati di funghi, di frutti e di erbe aromatiche. Tra tutti
questi luoghi sgorgano sorgenti di acqua limpida e pura, di
acqua fredda, che scende a valle a riempire le gole del Raganello,
del Lao, del Rosa. Gli spazi aperti, poi, si riempiono di altra
natura, più semplice, con un paesaggio che si adagia sui campi
ancora coltivati a grano, si copre di piante, di peri selvatici
di agrifogli, di rovi, di vischio, di biancospini, di ginestre,
di cardi, di fiori, di viole, di papaveri, di peonie, di orchidee.
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