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Sagra delle Sagnitelle Castellino del Biferno (CB)
12 giugno 2006
Castellino del Biferno è definito da sempre "il Paese che si muove" a causa delle enormi frane che lo circondano, oggi in buona parte consolidate, ma che tuttavia costituiscono un grave pericolo, seppure latente.
Proprio a causa della sue caratteristiche famose collegate alle frane per lo più dovute ai grossi torrenti come il Vallone della Terra, il Rio Maio che, ove non arginati, corrodendo la terra creando il pericolo di scivolamento dell’abitato a valle verso il fiume Biferno, risulta singolare un detto arcinoto un po’ sarcastico in base al quale Castellino prima era “del Biferno”, adesso è “sul Biferno” e fra qualche anno sarà "nel Biferno".
Nulla di tutto questo; Castellino era, è, e rimarrà “del Biferno” con tutti i problemi che le frane comportano le quali di tanto in tanto si risvegliano destando paure e timori con cui però i Castellinesi da persone tenaci quali sono, hanno imparato a convivere.
La fortezza di Castrum Eudolini, oggi Castellino del Biferno, nacque sul costone di tufo dove è sito, intorno all’anno mille, quando molti nuclei familiari ancora pagani (convertiti al cristianesimo intorno al mille e trecento), decisero di lasciare le pianure fertili limitrofe al fiume Biferno, poiché continuamente saccheggiati dai barbari e dai Saraceni, Arabi Mussulmani successivamente scacciati.
Fra i più noti feudatari che lo hanno governato si riscontrano: Andrea d’Isernia, i D’Evoli, i De Capua, i Caracciolo.
Castellino del Biferno dopo il grave terremoto del 2002, non si è fermata a piangere sulle sue macerie ma ha guardato al futuro prendendo forza dalle sue radici e dalle sue tradizioni per andare sempre avanti.
Così il 12 giugno, come ogni anno nel paese si ripeterà la tradizionale e gustosa Sagra delle Sagnitelle.
In concomitanza dei Pizzichendò (torre umana costruita a modi cerchio da persone che si predispongono su tre livelli e girano per le vie del paese facendo ruotare la torre e contestualmente intonando strofe di un canto particolare volto ad incitare quelli che stanno nei cerchi sottostanti a non mollare ed quelli che stanno nei cerchi superiori di non lasciare per non fare “la botta”, praticamente non cadere.), tradizionali festeggiamenti in onore di S.Antonio di Padova (13 giugno), la piccola località cambia volto.
Numerosi sono i grossi fuochi che chiudono la tredicina in onore del Santo.
In grossi caldai vengono cotte le sagnitelle, tipica pasta locale fatta in casa condita con il sugo bugiardo (senza ragù), per poi essere distribuite gratuitamente a tutti i partecipanti.
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