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Pesaro
Pesaro, città delle Marche, capol. della prov. di Pesaro e Urbino, situata sulla costa adriatica, nella piana alluvionale alla foce del Foglia.
Protesa verso il mare, la città si estende tra i colli di San Bartolo a nordovest e Ardizio a sudest, comprendendo l'antico centro storico, protetto a est dall'imponente Rocca Costanza, e la moderna città-giardino, allineata lungo il litorale, con lunghi viali alberati e rettilinei.
La zona industriale si è sviluppata a partire dall'ansa formata dal Foglia e a San Pietro in Calibano. L'espansione turistica è continuata secondo linee ordinate e regolari verso Gabicce e verso Fano, in corrispondenza anche della crescita delle attività turistiche.
Patria di Gioacchino Rossini, la città ha notevoli tradizioni artistico-musicali: teatro Rossini, Museo rossiniano, conservatorio di musica, Istituto d'arte, ecc. Vi si svolgono annualmente un Festival di musiche rossiniane e una Mostra cinematografica. Pesaro è inoltre patria dell'esploratore A. Cecchi. Ha subito danni per il terremoto del 1997.
Storia. È l'antica Pisaurum, colonia romana dedotta nel 184 a.C. nell'Ager Gallicus, probabilmente sul sito di un abitato preesistente. Nella seconda metà del I sec. a.C., accolse una nuova colonia di veterani di Ottaviano e di Antonio e fu infine compresa nella VI regione augustea (Umbria, Ager Gallicus).
Distrutta durante la guerra gotica da Vitige (539), venne ripresa per l'Impero bizantino da Belisario che ne promosse la riedificazione (544). Divenne quindi un florido centro della Pentapoli bizantina, resistendo alla pressione dei Longobardi che solo più tardi riuscirono a sottometterla (752). La perdettero però per mano dei Franchi che la conquistarono cedendola poi alla Chiesa (774), a cui rimase stabilmente, governata da un conte di nomina pontificia.
Nell'848 e nel 911 fu con Fano messa a sacco dai Saraceni, ma resistette agli Ungari. Importante roccaforte, nel periodo comunale fu più volte in lotta con la vicina Fano per ragioni territoriali, e aderì alla parte imperiale durante le lotte tra i Comuni e Federico I. Riportata all'obbedienza da Innocenzo III (1198), dopo un altro periodo di lotte con Fano, fu dal pontefice data, ad Azzo VI d'Este, marchese d'Ancona, come feudo dipendente dalla Chiesa. Ma, prevalsa la fazione ghibellina, la città si diede, più tardi, a Federico II; nel 1239, ritornata in soggezione alla Chiesa, prese parte alla lega delle città guelfe marchigiane contro l'Impero. Dopo nuove sanguinose lotte di fazione, sul finire del XIII sec., Pesaro divenne signoria dei Malatesta che la tennero fino a che l'Albornoz non la riportò stabilmente in potere del papa ( XIV sec.), che però ne lasciò loro il vicariato.
Acquistarono in seguito la città gli Sforza, i quali con Alessandro ottennero nel 1447 da Niccolò V l'investitura del vicariato temporale in cambio di un censo annuo. Nel 1500 però Alessandro VI, col pretesto del mancato pagamento del canone, dichiarò decaduto Giovanni Sforza e assegnò la città a Cesare Borgia. Nel 1503, alla morte del papa, Giovanni Sforza († 1510) rientrò in Pesaro, ma Giulio II rifiutò l'investitura al di lui figlio, Giuseppe Maria, detto Costanzo II, e l'attribuì al proprio nipote, Francesco Maria Della Rovere, duca di Urbino.
Questi ne fu temporaneamente privato con l'avvento al soglio pontificio di Leone X (1516) che attribuì Pesaro a suo nipote Lorenzo II de' Medici, alla cui morte (1519) passò sotto il diretto dominio della Chiesa. Morto Leone X (1521), Francesco Maria Della Rovere riottenne l'investitura di Pesaro da Adriano VI e la trasmise ai discendenti fino all'estinzione della famiglia (1631). Da allora la città passò sotto il diretto dominio della Chiesa, di cui seguì le sorti.
Durante la seconda guerra d'Indipendenza vi furono concentrate a difesa le truppe pontificie, ma l'11 settembre 1860 queste dovettero capitolare alle forze piemontesi del generale Cialdini. A Pesaro, nell'agosto 1926, B. Mussolini pronunciò un famoso discorso annunziando una politica di difesa a oltranza della lira.
Durante la seconda guerra mondiale la città fu assai danneggiata, anche per la sua vicinanza alla linea gotica, ma, dopo un periodo di stasi seguito all'occupazione alleata (fine agosto 1944), si riprese nel dopoguerra.
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