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Macerata
Macerata, città delle Marche, capol. di prov., situata a 314 m d'alt. su un colle della dorsale che si eleva fra le valli del Potenza e del Chienti; 42.489 ab. (Maceratesi).
Sede vescovile (Macerata e Tolentino). Università. Scuola di specializzazione dell'Aeronautica militare. Oltre alla Pinacoteca e al Museo civico, la città ospita anche un Museo di arte contemporanea. Notevoli le manifestazioni culturali e folcloristiche del settembre maceratese.
Storia. Sorta sulle rovine dell'antica città di Helvia Ricina, devastata dai Visigoti guidati da Alarico (408), fu occupata da Desiderio, ultimo re dei Longobardi, e restituita in seguito al papa Adriano I da Carlo Magno.
Incendiata e distrutta (896) dall'imperatore Arnolfo, allorché risorse divenne Comune ghibellino e rifiorì nel corso del XIII sec. sotto l'alta sovranità del pontefice; per volere del papa Giovanni XXII divenne nel 1320 sede di vescovado ed ebbe il titolo di città.
Contesa da fazioni di guelfi e ghibellini, passò in seguito alle signorie dei da Varano di Camerino e di Francesco Sforza (1433-1445); nel 1445 passò sotto il dominio diretto della Chiesa.
Nel gennaio 1798 fu occupata dalle truppe francesi, ma il popolo maceratese si ribellò e la città fu saccheggiata (1799). Liberata dagli Austriaci nello stesso anno, fu nuovamente occupata dai Francesi per ordine di Napoleone (1802) e in seguito riunita al Regno Italico (1808).
Caduto Napoleone, fu amministrata da Gioacchino Murat fino al 1815 quando le truppe napoletane furono cacciate dagli Austriaci. Il congresso di Vienna decise la restituzione di Macerata allo Stato Pontificio (a cui si ribellò nel 1831 e nel 1849).
Dopo la battaglia di Castelfidardo (settembre 1860) tra l'esercito pontificio e le truppe piemontesi e la resa di Ancona, Macerata fu, come il resto delle Marche, annessa con un plebiscito al regno d'Italia.
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