Di vera e propria civiltà si può parlare solamente dal IV millennio
a.C. quando i primi agricoltori del neolitico si insediarono
presso le odierne Albano, Grottaferrata e Montecompatri. Tra
le Età della pietra e del Bronzo i villaggi erano diffusi un
pò ovunque sui Castelli.
La civiltà dei Latini è delineata a partire dal secolo IX a.C.,
e viene divisa dagli storici in tre età: Albana, Rotulea e Orientalizzante.
Dei Latini sappiamo che realizzavano eleganti opere d’arte,
che erano in contatto con i Greci, gli Etruschi e altri popoli
del mediterraneo. Testimonianza delle loro capacità sono i grandi
santuari (templi di Giunone Sopita a Lanuvio, di Giove Laziale
sul monte Cavo, di Diana nemorense sul lago di Nemi) che sono
passati con tutta la loro sacralità ai Romani.
Gli storici, come Tito Livio, si sono premurati di tramandarci
la sconfitta e l’annessione dei Latini da parte di Roma. Velletri
si scontrò con Roma già ai tempi di re Anco Marzio, poi i primi
due secoli della Repubblica videro l’inesorabile ingresso delle
città dei Colli Albani nell’orbita di Roma.
Sotto l’Urbe, i Castelli divennero una terra ricca di agricoltura,
luogo di riposo e soggiorno. Tra gli altri vi fecero costruire
delle ville l’imperatore Domiziano (oggi parzialmente occupato
dalla Villa papale) e Cicerone. Sotto il potere di Roma conservarono
il loro ruolo i grandi santuari dei Colli Albani.
Per il Lazio come per tutta l’Italia, la caduta dell’impero
segnò un brusco ritorno alla realtà dopo i tranquilli secoli
della Pax Romana. All’improvviso, dopo più di cinquecento anni,
le pianure coltivate vennero sconvolte dalle scorrerie e dalle
invasioni. Anche intorno a Roma gran parte della popolazione
si spostò verso luoghi più sicuri e tornò ad insediarsi su quelle
fortezze naturali dove già si erano stabiliti i Latini. Da luogo
di villeggiatura e di ozi dorati, la collina del Tuscolo si
trasformò un fortilizio, al tempo stesso un rifugio e un centro
di potere.
Qui, per quasi trecento anni, ebbe il suo epicentro il potere
dei conti Tuscolo. Nel 1191 dopo un lungo assedio, la fortezza
dei Tuscolo fu espugnata. A Castel gandoflo, ad Ariccia, a Genzano,
a Rocca Priora (Arx Periura), a Nemi sorsero borghi fortificati
e ben difesi posti su luoghi inespugnabili. Anche Lanuvio, prima
del Mille, fu dotata di una poderosa cinta di mura. Per questo
motivo, in quegli anni, i Colli Albani cominciarono ad essere
conosciuti con il nome di Castelli Romani.
Dal 200 al 400, i centri fortificati sulle alture divennero
la sede delle grandi famiglie baronali del Lazio: gli Annibaldi,
i Frangipane, i Savelli, gli Orsini, i Borghese, i Borgia e
i Colonna. Oasi di cultura e di pace restarono gli eremi e i
monasteri come l’abbazia di Grottaferrata (fondata nel 1004
da San Nilo, monaco brasiliano fuggito dalla Calabria). Ma non
scampò agli scontri tra le grandi famiglie baronali, e venne
dotata nel 400 di imponenti fortificazioni.
La fine del medioevo e la drastica diminuzione di scontri e
assedi provocarono una lenta trasformazione del volto dei Castelli.
Fu il 1559, con la pace di Caveau-Cambresis e l’instaurazione
del potere spagnolo sull’Italia, a modificare nuovamente la
storia di queste colline. Il potere delle famiglie baronali
si ridimensionò fino a scomparire, le fortezze medievali furono
trasformate in residenze. Lentamente i Colli Albani tornarono
a ricoprire il ruolo di oasi di pace che avevano rivestito nei
secoli passati. La storia dei Castelli nei quasi quattro secoli
che separano il 1559 dalla seconda guerra mondiale è caratterizzata
dalla costruzione delle grandi ville del Tuscolo, della Villa
e del Palazzo pontificio di Castel Gandolfo, in seguito dall’arrivo
dei primi Viaggiatori del Grand Tour come Goethe, Gogol’, Byron
e altri ancora.
Nel 1944 la storia delle guerre e degli eserciti si affacciò
nuovamente sui Castelli. La seconda guerra mondiale investì
in pieno il Lazio con lo sbarco angloamericano di Anzio e i
sanguinosi scontri del fiume Rapido e Cassino.
Anche l’impatto sui Castelli fu di straordinaria violenza in
quanto considerati postazione decisiva a cavallo delle due strade
verso Roma (Appia e Casilina). Già pesantemente bombardati alla
fine del 1943 perché sede del comando tedesco del generale Kesserlring,
i Colli e i loro pittoreschi paesi furono letteralmente rasi
al suolo. Tra i centri più colpiti risultano Frascati, Albano
e Lanuvio. Danni gravissimi vennero inflitti a Velletri, investita
direttamente dai combattimenti causati dallo sbarco degli angloamericani
ad Anzio.
Svaniti finalmente i “venti di guerra” i Castelli affrontano
la ricostruzione come gran parte delle città d’Italia. Nei primi
vent’anni del dopoguerra, la ripresa dei trasporti pubblici
e il forte impulso dato alla motorizzazione di massa (la mitica
Vespa, l’indimenticabile Lambretta e l’ancora circolante Cinquecento)
danno un nuovo slancio alla migrazione domenicale verso i Castelli
Romani.
I Castelli, fino agli anni 60 diventano luoghi di villeggiatura
estiva particolarmente adatti alle famiglie e agli anziani.
Dagli anni Settanta in poi, a causa della crescente motorizzazione
di massa, il fastidio per lo smog e i micidiali ingorghi della
metropoli i Castelli vengono visti dai Romani come un possibile
luogo di residenza, un luogo dove vivere nel verde, dove respirare
aria pulita.. Per molti il desiderio si realizza ma il prezzo
da pagare è alto: lunghe attese al mattino e alla sera nelle
code che si formano sull’ Appia, la Tuscolana, la Casilina e
l’Ardeatina ; viaggi del tipo “tonno in scatola” nei bus e nella
metropolitana.
In questi 30 anni la popolazione dei Castelli Romani è passata
da circa 90.000 a 300.000 abitanti con una conseguente alluvione
di cemento che sta stravolgendo un paesaggio che è stato famoso
nei secoli per la sua armonia.