Roma
Roma
m.20; ab. 2 775 250; Lazio, capoluogo di regione, di provincia
e capitale della Repubblica.
"Se", ammonisce Stendhal, "correndo per monumenti nelle vostre
mattinate avrete il coraggio di arrivare fino alla noia per
mancanza di contatti mondani, foste pur l'individuo più spento
dalla piccola vanità da salotto, finirete per sentire le arti….".
La città multiforme avvolge e penetra con immagini infinite,
stimoli caleidoscopici: le "mura e gli archi", i pini a ombrello
di Villa Borghese, Raffaello e Michelangelo, Bernini e Borromini,
la scalinata della Trinità dei Monti rivista con gli occhi di
Goethe e Keats, il vecchio travertino da cui rimbalza l'eco
delle staffilate romanesche dei versi di Belli, anche la fantasiosa
ironia per l'immagine di Federico Fellini e il Tevere "biondo".
L'irripetibile città, che forse per aver alternato epoche fastose
ad altre di decadenza, sempre rinascendo, fu detta eterna, affastella
tesori e memorie, con il fascino di un paesaggio che pur sopravvive
all'assalto delle periferie.
Il
Campidoglio
Nel novero dei sette colli di Roma fu l'acropoli e il centro
religioso della città antica (nel 509 a. c. vi venne inaugurato
il tempio di Giove Capitolino, il primo della repubblica e il
principale santuario della romanità, dedicato alla triade Giove,
Giunone e Minerva), rimanendo sempre il cuore e la sede del
governo cittadino. Lo compongono il "Capitolium" propriamente
detto, a destra, e l'"arx", su cui poggia la chiesa dell'Aracoeli,
separata da un'insellatura occupata dalla piazza del Campidoglio.
Ne risalgono le pendici ovest la scalinata di S. Maria d'Aracoeli
e la monumentale cordonata, ideata da Michelangelo e modificata
da Giacomo della Porta, al sommo della quale ornano la balaustra
i Dioscuri di tarda età imperiale, i cosiddetti trofei di Mario,
le statue di Costantino e del figlio Costante II e due colonne
miliarie della Via Appia Antica.
Il
Colosseo
Il suo vero nome, Anfiteatro Flavio, deriva dal fatto che furono
i Flavi a costruirlo, come sede di pubblici spettacoli e di
combattimenti tra gladiatori e belve. Vespasiano lo iniziò ma
fu Tito a inaugurarlo nell'80 con giochi che la leggenda dice
siano durati 100 giorni. Gravemente danneggiato dai terremoti,
fu trasformato in fortezza nel medioevo e in cava di materiali
da costruzioni nel rinascimento.
Le spoliazioni cessarono nel 700 per iniziativa di Benedetto
XIV, ma veri e propri interventi conservativi si ebbero a partire
da fine 800. Il grandioso monumento ha pianta ellittica e presenta
all'esterno, quasi intatto nel lato nord-est e alto m. 48.50,
tre ordini di arcate riquadrate da semicolonne e un attico a
paraste scandito da finestre e aperture quadre per l'alloggiamento
del "velarium"" (telone che riparava gli spettatori dal sole).
Quattro ingressi immettevano nell'arena interna, che poteva
contenere circa 50.000 spettatori.
Il podio era riservato alle maggiori personalità dell'impero,
mentre la cavea era divisa in balconate e settori circolari,
ai quali i cittadini affluivano per mezzo di scale. Sotto l'arena
correvano gallerie per gli animali e le strutture degli spettacoli,
sollevate per mezzo di ascensori.
Piazza
di Spagna
E' uno degli spazi urbani più scenografici della Roma Barocca
e tra le mete irrinunciabili del turismo mondiale, che qui convergeva
a partire dal sec. XVI.
Gli alberghi e le locande lasciarono il posto nell'800 ai fotografi
e agli antiquari, che ancora popolano con negozi esclusivi le
vicine vie del Babuino (l'omonima fontana, presso S. Atanasio
dei Greci, è una delle "statue parlanti") e Margutta (è, secondo
una tradizione popolare, lo scudiero di Morgante, Margutte,
a darle nome).
Al centro della piazza e l'originale fontana della Barcaccia
(1629), che Pietro e Gian Lorenzo Bernini idearono per Urbano
VIII (lo ricordano il sole e le api Barberini), incassandola
nella pavimentazione per ovviare alla scarsa pressione dell'acqua.
Fontana
di Trevi
Il nome deriva dal trivio presso il quale si apre questa straordinaria
scenografia settecentesca, felice fusione di elementi architettonici
e scultorei.
Nicola Salvi la pensò animata da scogli, statue (nel nicchione
centrale, Oceano su cocchio trascinato da cavalli marini di
Pietro Bracci) e getti d'acqua, che cadono nella grande vasca
dove chi getta una moneta si assicura, secondo la tradizione
popolare, il ritorno a Roma.
Pantheon
E' uno dei più augusti monumenti dell'antichità, ma anche un
interessantissimo esempio di tecnica costruttiva romana.
Lo costruì Marco Vipsanio Agrippa nel 27 a.c., ma fu completamente
rifatto nel 118-125 da Adriano, che fece ricollare sulla fronte
l'iscrizione originaria.
L'imperatore Foca lo donò nel 608 a Bonifacio IV, che lo consacrò
al culto cristiano con il nome di S. Maria ad Martyres, mentre
nel medioevo venne adibito a fortilizio e nel 1625 privato del
rivestimento bronzeo del portico per il baldacchino di San Pietro
e per i cannoni di Castel S. Angelo.
Le cancellate del pronao, allestite per evitare che il mercato
della piazza antistante invadesse anche il luogo di culto, furono
smontate dopo l'Unità, quando il Pantheon divenne sacrario dei
re d'Italia.
Piazza
del Popolo
Deve l'aspetto attuale alla risistemazione attuata a inizi 800
da Giuseppe Valadier, che ideò ai lati i due emicicli ornati
da statue e fontane.
Al centro è l'obelisco Flaminio, risalente al 1200 a.c. circa
e qui collocato nel 1589, per volere di Sisto V, all'imbocco
di tre strade che dipartano dalla piazza verso il centro della
città.
Segnano la testata di via del Corso le chiese di S. Maria dei
Miracoli e di S. Maria di Montesanto, su cui operò anche Gian
Lorenzo Bernini.
Castel
S. Angelo
Eccezionale esempio di stratificazioni successive che ne testimoniano
gli svariati utilizzi, nacque come mausoleo che Adriano fece
realizzare per sé e i propri successori (vi furono tumulati
tutti gli imperatori fino a Caracalla), iniziandone la costruzione
attorno al 123. " L'Hadrianeum" fu trasformato da Aureliano
in testa di ponte fortificata al di là del Tevere, funzione
potenziata durante il papato quando, collegato al Vaticano mediante
il "passetto", divenne l'ultimo rifugio nei momenti di massimo
pericolo.
Il nome deriva, secondo la leggenda, da un angelo che papa Gregorio
Magno avrebbe visto rinfoderare la peste annunciando la fine
della peste.
La struttura esterna appartiene all'originario basamento quadrato,
tranne i bastioni angolari, e romano è anche il nucleo cilindrico,
cinto in alto da una cortina di beccatelli con la loggia di
Giulio II. Sul torrione è una copia della statua dell'angelo
che rinfodera la spada.
Piazza
S. Pietro
Nel 1656-67 Gian Lorenzo Bernini ideò un quadruplice colonnato,
in forma di due grandi emicicli e coronato da 140 statue, che
racchiuse in una sorte di abbraccio lo spazio antistante la
basilica, facendone un solenne vestibolo alla stessa.
Al centro si leva l'obelisco Vaticano, che, trasportato da Alessandria
d'Egitto sotto Caligola e posto nel circo dove fu martirizzato
S. Pietro, venne qui innalzato da Domenico Fontana. Le fontane
che lo fiancheggiano sono di Carlo Maderno e di Carlo Fontana.
Basilica
di S. Pietro
Cuore del mondo cattolico, è la più imponente e vasta basilica
della cristianità (copre una superficie di 22 067 m2, è lunga,
compreso il portico, m 218 e alta, da terra alla croce sulla
cupola, m 136), sorta sulla tomba dell'apostolo.
Fu nel 1452 che Niccolò V decise di ricostruire la prima basilica,
fondata da Costantino verso il 320, ma i lavori ebbero inizio
nel 1506, sotto Giulio II, su progetto di Bramante, al quale
seguirono Raffaello, Baldassarre Peruzzi e Antonio da Sangallo
il Giovane, a lungo incerti tra la pianta a croce greca e quella
a croce latina.
Michelangelo, incaricato nel 1546, immaginò un corpo a croce
greca dominato da una cupola e posto a l centro di una piazza,
progetto proseguito da Vignola, Pirro Ligorio, Giacomo della
Porta e Domenico Fontana.
Per volere di Paolo V Carlo Maderno ritornò alla pianta a croce
latina, prolungando il braccio anteriore della chiesa con l'aggiunta
all'interno di tre cappelle per lato, e realizzò la facciata.
Il 18 Novembre 1626 Umberto VIII la consacrò.
Cappella
Sistina
La cappella privata ufficiale dei pontefici, nella quale si
tengono i conclavi per l'elezione dei papi, è forse l'ambiente
più celebre di tutti i Musei Vaticani, grazie al meraviglioso
ciclo di affreschi.
Fu costruita nel 1475-81 sotto Sisto IV; in tale contesto si
collocano la transenna marmorea che divide in due settori l'ambiente
rettangolare e la balaustra della cantoria, entrambe di Mino
da Fiesole, Giovanni Dalmata e Andrea Bregno.
Il complesso decorativo delle pareti laterali e di fronte all'altare,
è opera dei maggiori artisti toscani di fine 400 che, incaricati
da Sisto IV, raffigurano episodi della vita di Mosé e fatti
della vita di Gesù; tra le finestre, figure di papi dipinte
da Ghirlandaio, Botticelli, Cosimo Rosselli e fra' Diamante.
La volta, è decorata dagli affreschi (restauro 1981-90) che
Michelangelo iniziò per Giulio II il 10 Maggio 1508 e terminò
il 31 Ottobre 1512,immaginando su una superficie di circa 800
m2 un'inaudita -per il tempo- commistione di elementi architettonici,
plastici e pittorici, organizzata su tre registri sovrapposti:
nella zona centrale Storie della Genesi ed episodi del Vecchio
Testamento; tra i riquadri, coppie di "ignudi" che reggono medaglioni;
sotto, monumentali figure di Profeti e Sibille; nei lunettoni
delle finestre e nei soprastanti spicchi, Antenati di Cristo.
Qui Michelangelo affrescò per Paolo III il Giudizio Universale,
interpretazione pittorica dell'apocalittico "Dies Irae". Il
restauro attuato nel 1990-93 per riportare all'antico splendore
i colori, iscuriti dal fumo dei ceri, ha eliminato l'intervento
di Daniele da Volterra, che per ordine di Pio IV aveva rivestito
le nudità di alcune figure meritandosi l'appellativo di "braghettone".
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