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Veneto - Le Isole della Laguna

Descrizione

Burano:
Burano emerge, vitale, al centro della Laguna nord, tra barene e isole della memoria ,inconfondibile arroccata intorno al campanile sbilenco. Lontana dalla terraferma , in acque profonde, vicino al mare, conserva la sua origine altinate, nel nome, nella gente e nel dialetto. Burano, dalla porta Boreana di Altino, vicus quando Torcello e le isole scomparse erano civitas, non aveva marmi preziosi che i Veneziani potessero depredare per costruire la loro nuova citta', Rivoalto, piu' a sud; e cosi' essa e' rimasta. i venti dal mare hanno sempre provveduto a spazzar via i miasmi della malaria che ha ucciso o fatto fuggire tutti gli abitanti vicini.
Uomini e donne di razza antica: facce familiari nella pittura classica veneziana, lineamenti forti e severi, intagliati nel legno duro gli uomini; brune e sottili , occhi neri e misteriosi le donne, cortesi e riservate.
E' la gente che, nei secoli, ha alzato argini e scavato canali, costruito barche e fabbricato case a misura d'uomo. Case che si espandono negli spazi aperti con il pozzo o la fontana al centro dove i panni di tutti sono stesi ad asciugare e dove le donne, sedute a cerchio alla loro ombra, ricamano il punto ad aria, sui compatti torcoli appoggiati alle ginocchia, scambiandosi ciacole nell'antico dialetto dalle inflessioni musicali, essenziale e preciso.
Questo tessuto urbano converge naturalmente, attraverso strettissime calli, sulla Piazza Galuppi, immensa col grande pozzo e il pennone della bandiera al centro, la chiesa , il municipio e la scuola del merletto; piazza che si prolunga in una grande salizada, il Corso, sempre affollato, dove crocchi di uomini, pescatori e carpentieri, si mescolano alle frotte di turisti che, scesi dalle lancione a motore,restano immagati dall'aria che vi si respira.
A Burano, dove le strade sono canali, si arriva solo per acqua. La barca , unico mezzo di trasporto, regna sovrana: barche da carico, da pesca, da voga, grandi , piccole, di tutti i tipi, burci e caorline, pescherecci, sandoli e mascherete, gondole e gondolini, in secca, sui prati, a pancia in giu' lungo i grandi scivoli, in acqua tutt'attorno all'isola e lungo i canali interni, ben allineate davanti alla porta di casa, dai colori sgargianti che contrastano con il nero della chiglia, rosa, celesti, bianchi e gialli i gondolini da regata, si contendono lo spazio, in acqua e a terra, con paline, reti, cogoli e vieri.
E poi cantieri dove si riparano, fanno e inventano tante barche. Un nome ricorre frequentemente, Amadi, antico, generazioni di costruttori che hanno il mestiere nel sangue, che affinano continuamente le tecniche di sempre accomunando materiali tradizionali ai ritrovati piu' moderni. Le barche che escono dalle loro abili mani vincono regate, sono la gioia di appassionati e accontentano i pescatori piu' esigenti. Pescatori che passano fuori le notti; la mattina presto il pesce piu' fresco e' venduto al mercato che, non lontano dalla piazza, si affaccia sul canale di Santa Maria.

Murano:
Seimila abitanti, settanta fabbriche, il grande canale, palazzi e case a misura d'uomo, un'altra Venezia, Murano e' da tempi lontanissimi l'isola del vetro, industriosa e produttiva, ma anche sbracata e levantina. Gente semplice, di laguna si mescola al distratto e veloce turista di massa.
Vecchi muranesi col giornale e il leggerissimo sacchetto della spesa camminano lentamente al sole o stanno seduti al caffe' di fronte all'abside di San Donato. Piu' avanti, la barca della verdura con la bilancia appoggiata sulla fondamenta, davanti ad un negozio tutto rosa di inutili oggetti di vetro. Un ponte di ferro collega le due sponde del canale; i giardini del malconcio Palazzo da Mula sono invasi da grandi capannoni anneriti dal fumo, ricordo recente di quando le fornaci erano ancora alimentate a carbone.
Gli incendi sono all'origine della migrazione delle vetrerie a Murano, sancita nel 1291 da una legge del Maggior Consiglio quando, tranne pochi monumenti, Venezia era ancora tutta di legno.
Il Canale dei Vetrai brulica sia di barche da trasporto cariche di materie prime e di casse di prodotti finiti, sia di barche cariche di visitatori che dilagano sulle due fondamenta e che si dirigono ad ammirare il Faro, la poderosa torre cilindrica in pietra d'Istria che per prima di lontano ha illuminato elettricamente l'accesso al porto di San Nicolo' del Lido.
Secondo la tradizione, le prime perle veneziane risalgono a Marco Polo. Nel 1308 i fabbricanti di perle si riuniscono nell'Arte dei Margaritieri e producono i cosi' detti Paternostri, dal primitivo uso delle perle per i rosari da esportare in Terra Santa.
Nel 1345 i bambini sono autorizzati a preparare la canna di vetro, che poi viene tagliata per fare le perle, e le donne a lavorarle e a formarne collane, le inpiraresse, che adoperavano un pettine particolare. La canna da vetro era preparata a Murano ma era lavorata a Venezia, nella zona di San Francesco della Vigna, dove ancor oggi esiste l'altare della Scuola dedicato a Sant'Antonio abate.
Le conterie, fonte di ricchezza per Venezia, si affinano e dilagano in tutto il mondo facendo concorrenza alle pietre vere in preziosi gioielli. Alti e bassi nella produzione, concorrenze continue e sleali, novita' accompagnano l'arte delle conterie che nell'Ottocento, con l'avvento della produzione industriale e della chimica, riprende fiato rinnovandosi.
Nel 1898 tutte le imprese di questo settore si riiuniscono nella Societa' Veneziana per l'Industria delle Conterie, che realizza alcune delle costruzioni piu' rappresentative dell'edilizia industriale di Murano. La struttura piu' imponente e' il grande capannone, oggi inutilizzato e in sfacelo, con diciotto forni a gas che servivano ad arrotondare le perle. Nel 1902 mille addetti, di cui 250 donne, producono 45.000 quintali di perle per tutti i mercati. Le guerre, gli alti costi e ragioni contingenti fanno fallire le conterie nel 1970. Oggi hanno ricominciato a spedire perline colorate in tutto il mondo.
Perle speciali sono anche i ballottini un vetro che, fondendo, ingloba i liquami radioattivi e raffreddandosi li solidifica permettendone la manipolazione.
Vi e' infine la Stazione Sperimentale del Vetro che si poccupa dei problemi tecnici, il Consorzio Venezia vetro che salvaguarda la produzione muranese e il bellissimo Museo del Vetro, antico e moderno.

Torcello:
Irreale sull'orizzonte piatto di acqua e barene, individuata dal campanile a torre e dalla mole della cattedrale, Torcello galleggia nella memoria, carica di miti, di storia e di reminiscenze letterarie che condizionano l'impatto emotivo con la realta'.
Di tutte le isole, abbandonate e non, e' la piu' viva dentro l'anima, simbolo delle origini, ed e' anche la piu' amata dagli anglosassoni che, primi nell'Ottocento, hanno riscoperto la laguna. Sogno e reale si mescolano in un'atmosfera unica fin dall'arrivo: un lindo sentiero in mattoni a spinapesce costeggia il canale, lambito da tamerici e , snodandosi tra campi incolti, viti e pruni inselvatichiti, porta al cuore dell'isola; qui una locanda discreta, il grande prato della piazza con le architetture monumentali, silenziose, incomprensibili.
Il piccolo museo archeologico ci aiuta a dare un volto ai fantasmi che popolano il luogo.
Scavi del 1962 hanno rivelato reperti della fine del I sec. d. C. nello strato piu' profondo coperti da fanghi alluvionali del V- VI sec. che lo separano da imbonimenti, palizzate,forni in mattoni e pietre, masse vetrificate, frammenti di vasi in schisto, in vetro, di bicchieri, utensili del VI e VII sec. che fanno pensare all'esistenza di un'officina vetraria e alla ripresa della vita organizzata. La presenza di abbondanti tracce di pino da pinoli, noce, nocciolo, pesco, prugno, vite, citriolo coltivato ancora oggi, suggerisce una ricca coltivazione agricola, un mercato ortifrutticolo e un centro di scambi commerciali nell'isola. Ma sopra questi, un cimitero che ha distrutto gran parte dei reperti; vita e morte che si alternano senza posa, lasciando ipotesi, mai certezze. Cosi' leggende e testimonianze s'intrecciano svelando solo in parte il mistero delle origini.
Livio e Marziale descrivono ozii in villa e vita organizzata, Cassiodoro parla di una vita acquatica primitiva, di barcaioli , pescatori e salinari. Quanto rimane della chiesetta di San Marco, dietro il campanile, alimenta la leggenda della sosta di Marco durante il viaggio ad Aquileia e quella delle sue spoglie all'arrivo da Alessandria, prima del trasferimento a San Marco. E proprio qui l'ultimo scavo del 1983, ha portato alla luce una statuetta egizia di Iside con Horus!
Fatta eccezione per il campanile, la cattedrale e la basilica, anche le tracce piu' recenti sono evanescenti. Lungo un canale laterale, una bella casa settecentesca con giardino ben curato e piscina, copre i resti di una cripta costruita direttamente sul fango, forse del X sec. E' quanto rimane del convento di monache benedettine , distutto in epoca napoleonica, cosi' antico che se ne sono perse le origini e cosi' importante da possedere beni sparsi nel territorio della Repubblica.
Dei numerosi monasteri che popolavano Torcello rimangono, poco lontano dall'imbarcadero, alcune costruzioni che appartenevano ai Borgognoni. Torcello offre alla vista un paesaggio variopinto: vialetti di ghiaia coperti da pergole di vite, da fiori dai caldi colori, satire e ninfe scolpiti nella dolce pietra di Vicenza ci fanno compagnia.

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