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Sagra dei Osei - Sacile (PN)
Annualmente nel mese di Agosto
Salice:
è un comune della provincia di Pordenone.
Il paese risale all’età rinascimentale e moderna, che è anche l’età dell’oro della Repubblica Veneta, alla cui "serenissima" ombra la città-porta del Friuli si sviluppò, a partire dal 1420.
Pressoché invisibili, invece, e a malapena immaginabili, sono le vestigia più remote o magari primitive: quelle che fecero della città, posta in luogo strategico, all’incrocio di una strada regia con un fiume navigabile, sia un florido emporio commerciale che una munita piazzaforte dello stato patriarcale friulano.
Viva è la tradizione popolare.
Infatti, una delle più importanti manifestazioni, che l' Associazione Pro Sacile organizza nel Comune è la Sagra dei Osei.
"La notte precedente la sagra, gli allevatori scendono dai loro paesi con le gabbiette di legno, dove saltellano i piccoli esseri. Vengono verso Sacile chi a piedi, chi in bicicletta, chi con un’unica gabbietta, chi con parecchie e mentre perdurano le tenebre prendono posto nella grande piazza in attesa paziente dell’alba. Quando la prima luce si diffonde, tutta la piazza diviene come un’enorme gabbia fitta di fringuelli, cinciallegre, quaglie, merli, capinere e al loro primo accenno di canto si aggiunge quello dei venditori che li eccitano con lo zufolo". (G. Comisso)
Così lo scrittore trevigiano raccontava, non molti decenni fa, la Sagra dei Osei , la celebre manifestazione che si tiene a Sacile la prima domenica dopo il Ferragosto.
Ma da allora ad oggi le cose sono molto cambiate: è cambiata la città, è cambiata la cultura contadina che alimentava questa grande festa agreste e campagnola, è soprattutto cambiata la realtà ambientale da cui sono derivate nuove disposizioni legislative in merito alla cattura dei volatili; infine è cambiata, o meglio è nata, una diversa sensibilità per il mondo degli animali e, in particolare, per quello degli uccelli.
Però l’incanto dell’attesa di un’alba canora senza confronti, la poesia dei mille trilli che si innalzano quasi all’unisono al cielo per invocare il miracolo del sole nascente rimane sempre lo stesso; ed è questo fascino a portare ogni anno nella città del Livenza migliaia e migliaia di visitatori incantati.
Un tempo era la piazza il cuore della festa, il centro del concerto; ora il grande palcoscenico dove si esibiscono i piccoli cantori della natura è stato spostato nel più appartato parco delle Scuole Medie di viale Zancanaro.
È qui che una speciale commissione di esperti, di buonora, deve eleggere i campioni alati per ogni categoria messa a concorso per le specie di cui è ancora permessa la cattura.
Ma il re della Sagra rimane il tordo perché più degli altri volatili caratterizza la zona sacilese, da secoli scelta da questi turdidi quale passo autunnale verso le più calde regioni africane.
Il settore riservato ai cosiddetti "canori" è un momento così importante di questa manifestazione proprio perché essa è nata presumibilmente per consentire agli uccellatori di provvedere ai richiami da inserire nelle uccellande dell’autunno.
L’uccellagione è stata per secoli una forma di caccia assai praticata presso le genti più umili, anche se non disdegnata da una certa nobiltà locale, che tuttavia preferiva la più prestigiosa caccia col falcone.
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