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Come nasce:
Il "deltaplano" è una specialità del volo libero senza motore e prende il nome dalla forma a delta dell'attrezzo. E uno' sport individuale, non olimpico e viene praticato generalmente sui rilievi montani e collinari prospicenti il mare, ma anche, nelle grandi pianure, sfruttando le principali tecniche di decollo al traino di un delta motorizzato, di un ultra leggero o di un verricello fisso.
La pratica del deltaplano consente all'uomo di librarsi in aria senza l'ausilio di un motore.Decollati da un pendio che presenti un'inclinazione ed un'esposizione ottimali al vento, si percorre la distanza che ci separa dal punto di atterraggio scendendo sempre rispetto all'aria
La sua nascita va ricollegata al “libratore”del tedesco Otto Lilienthal (1881) ed agli studi dell'ingegnere italoamericano Francis Melwin Rogallo, inventore negli anni ‘50 dell'ala flessibile biconica autostabile, detta appunto "ala Rogallo". Questa fu dapprima finalizzata alla realizzazione di un paracadute per l'atterraggio morbido di veicoli spaziali (Gemini e Apollo). S’impose poi all'attenzione degli specialisti che sperimentavano il volo a vela e si può considerare la progenitrice delle attuali vele delta.
In Australia Bill Moyes e Bill Bennet per primi utilizzarono questo tipo di velatura per farne dei veri e propri aquiloni guidati con lo spostamento del peso. Negli anni '60 Moyes volava al traino di un motoscafo, mentre Bennet compì il primo volo in aria.
Negli anni '70 s’intensificarono i voli e furono stabiliti record di distanza. Nel 1971 Dave Kilbourne volò per 1h e 4', e nel 1973 l'americano Rudy Kishaz coprì una distanza di 4000 metri partendo dal Monte Bianco.
L'inizio della pratica del deltaplano in Italia si deve ad Alfio Caronti che conobbe Bil Moyes a Coopenaghen nel 1969 durante i Campionati del Mondo di sci nautico. Bill saliva a oltre 200 mt, sganciava la fune di traino del motoscafo e planava sull'acqua. Una cosa incredibile per quei tempi, ma durante un atterraggio si ruppe un braccio. Alfio convinse Bil a vendergli per 430 mila lire il suo aquilone che tanto non avrebbe potuto usare fino alla guarigione. La cifra fu raccolta con l'aiuto di Franco Carraro, l'ex presidente delle Lega Calcio, allora presidente della Federazione Sci Nautico della quale Alfio era il preparatore atletico.
Con l’aumento del numero degli appassionati si costituiscono le prime associazioni e subito dopo la Federazione Italiana di Volo Libero (FIVL) nel 1976. In breve dai primi esperimenti dei pionieri, il volo si trasforma in disciplina sportiva e raggiunge una dimensione inattesa ed un valore di riferimento unico per il nostro paese, grazie anche all’inizio della pratica del volo in parapendio. Contemporaneamente la FIVL si dota delle strutture idonee a fornire assistenza ed organizzazione ai club ed alle scuole di deltaplano e parapendio che si diffondono rapidamente in tutta Italia. Con la legge del 25 marzo 1985, n° 106, concernente la disciplina del volo da diporto o sportivo, il volo libero viene ufficialmente inquadrato dalle leggi italiane come quinta specialità dell’Aereo Club d'Italia.
I mezzi attuali stanno raggiungendo prestazioni tali per cui il termine di derivazione francese, "Parapendio" incomincia forse ad essere non piu' adeguato e sarebbe piu' opportuna la definizione inglese "Paraglider", paracadute-aliante.
"Parapendio:"ci sono varie storie e tradizioni che attribuiscono la nascita del parapendio a diverse nazioni. Quella più comunemente accettata racconta che, nel 1978, tre paracadutisti francesi Jean Claude Bètemps, Gèrard Bosson e Andrè Bohn, allo scopo di ridurre i costi, iniziarono i primi voli dal monte Pertuiset sopra Miuessy con le loro ali da lancio, ben lontane anche esteticamente dall’attuale parapendio.
La pratica guadagnò subito adepti, complice la relativa semplicità e bellezza del volo in montagna e la praticità del nuovo mezzo. Si rese necessario studiare profili e soluzioni tecniche più adatte alla situazione e l'evoluzione del parapendio prese la propria strada, discostandosi sempre più da quella del paracadute.
Decollando da un leggero pendio, la vela del nuovo mezzo doveva facilmente gonfiarsi a basse velocità e, una volta in volo, occorreva migliorarne tasso di caduta ed efficienza.
Il tessuto ed i cavi tubolari dei paracadute, che ben resistevano allo shock d’apertura in caduta libera, si rivelavano non solo inutili, ma controproducenti per le nuove esigenze.
Per ovviare a questo problema lo svizzero Laurent de Kalbermatten progettò delle ali utilizzando un tessuto per vele da nautica. Questo materiale, leggero, inestensibile e a porosità zero rappresentava il punto di svolta, insieme ai cordini in fibra aramidica, per raggiungere prestazioni e robustezza impensabili fino a qualche anno prima.
L’efficienza da soli 2-3 km per 1000 metri di quota passò ai 5-6 dei parapendio dei primi anni novanta.
Poi, di anno in anno, la ricerca aerodinamica sui profili, l' eliminazione delle resistenze parassite e il paziente lavoro di collaudo hanno portato a raggiungere sempre migliori traguardi in prestazioni e sicurezza.
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GIROSCOPIO BLOG
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1) serena |
serenella85@hotmail.com
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| ciao sono serena vorrei averedelle informazioni su dove posso fare deltaplano tenendo conto che nn l''ho mai fatto avrei bisogno di farlo in tandem.. vorrei sapere i costi.. grazie..
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2) floriana |
flory78@inwind.it
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| Ciao sono floriana da martina franca(ta)vorrei sapere delle in formazione su dov'è possibile fare parapendio in puglia!!
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3) Filomena |
060983@libero.it
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| ciao vorrei avere informazioni su dove si può fare deltaplano in campania(tandem possibilmente) oppure parapendio e costi.
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4) annarita |
annaritarea@hotmail.it
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| ciao sono annarita,vorrei regalare al mio fidanzato un giro in deltaplano e volevo avere informazioni su dove lo si può fare e costi,se si può o in campania o a Vasto marina(chieti).Persona totalmente inesperta.Grazie mille!
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5) Luca |
http://www.elation.it/categoria.cfm?catID=25
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| Per rispondere: vi segnalo questo sito dove regalare un volo in deltaplano
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