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Città del Vaticano
Il territorio della XVII Circoscrizione comprende oggi il rione Borgo (scheda A) ed i quartieri di Prati (scheda B), Delle Vittorie (scheda C), Mazzini (scheda D) e parte del Trionfale (scheda E); l'intera area fu frequentata fin da età molto antica, ma si mantenne per molti secoli periferica rispetto all'espansione di Roma.

Ager vaticanus era detta nell’antichità la vasta area pianeggiante, delimitata ad ovest dai montes vaticani, che si stendeva sulla riva destra del Tevere - la riva etrusca - di fronte all’ansa che sarà occupata in età storica dal Campo Marzio.

Il termine Vaticanum, di probabile origine etrusca (da Vatica, di cui non è noto il significato), indicava, però, un’area molto più estesa dell’attuale, arrivando a nord fin quasi al Ponte Milvio e a Monte Mario ed a sud fino a comprendere il Gianicolo.

Il territorio dovette essere conteso fin da epoca antichissima tra i Romani e gli abitanti di Veio (una delle più importanti città della nazione etrusca confinante a nord con Roma), ma già a partire dal V secolo a.C. si hanno notizie nella zona di possedimenti privati di cittadini romani (ad es. Cincinnato e Tito Romilio, detto Vaticanus proprio dalla località su cui aveva i suoi possedimenti).

E’ però solo a partire della fine della repubblica (fine del I secolo a.C.) che la zona, da territorio extra-urbano, acquitrinoso, ricco di corsi d’acqua (si ricordano l’acqua Damasiana e quella di S. Maria delle Grazie), soggetto ad inondazioni e sfruttato essenzialmente per scopi agricoli, si trasformò gradualmente in un’area occupata dalle vaste e lussuose residenze suburbane (horti) appartenenti alle grandi famiglie dell’Urbe.

In seguito, con la ripartizione amministrativa della città voluta da Augusto, il Vaticanum entrò a far parte della XIV Regio Transtiberim, ed i suoi terreni, resi più appetibili dall’urbanizzazione dell’antistante Campo Marzio - destinato da Cesare e poi da Augusto a divenire un grande quartiere ricco di sontuosi edifici pubblici e privati - verranno occupati dagli splendidi giardini di Agrippina (moglie di Germanico e madre di Caligola) e dei Domitii (che passarono in eredità all’imperatore Nerone, che vi creò i famosi horti Neronis).

I principali assi viari extraurbani che attraversavano la zona dirigendosi a nord e nord-ovest - le vie Cornelia, Trionfale e Aurelia Nova (scheda 1) - continuarono per secoli ad essere fiancheggiati da sepolcri di famiglie o gruppi di modesta condizione sociale; vennero così a crearsi necropoli di vaste dimensioni nelle quali alle sepolture pagane (ricordiamo tra le più famose la tomba di Crepereia Trifena, una fanciulla vissuta nel II sec. d. C. e sepolta, con un ricco corredo e preziosi giocattoli, in una necropoli sotto il Palazzo di Giustizia) si affiancarono i primi nuclei di tombe cristiane; tali sepolcri erano localizzati essenzialmente nel settore nord occidentale (sotto l’attuale basilica di S. Pietro) dove, fin dal II sec. d. C., venne venerata la tomba dell’apostolo Pietro, martirizzato a Roma nel corso delle persecuzioni neroniane.

Nella zona era nota anche una naumachia: un grande bacino per i combattimenti navali, localizzabile tra le attuali via Cola di Rienzo e via Alberico II.

L’imperatore Caligola (37- 41 d.C.) fece erigere un circo nei possedimenti ereditati dalla madre Agrippina; di questo edificio, detto il Gaianum, sono stati riconosciuti i carceres (le gabbie da cui partivano le quadrighe) all’esterno dell’ala sinistra del colonnato berniniano di piazza San Pietro, ed il basamento dell’obelisco che ne ornava la spina (l’asse centrale della pista); il monolite fu spostato da Sisto V nel 1586 al centro della piazza, sul lato sinistro della basilica. Il circo, lungo circa 500 metri, rimase in uso fino alla seconda metà del II secolo d.C., periodo in cui la pista, ormai in abbandono, venne occupata da tombe.

Nell’area esisteva anche un Phrigianum, ovvero un luogo di culto di Frigia e di altre due divinità orientali quali Cibele ed Attis; di questo edificio non sono stati ancora trovati i resti, ma non doveva essere molto distante dal luogo dove sorge l’odierna Basilica di San Pietro poiché durante la costruzione della monumentale facciata furono trovate molte iscrizioni (databili dal II al IV secolo d.C.) relative a questo culto.

Tra il 319 e il 324 d.C. l’imperatore Costantino iniziò la costruzione della Basilica di San Pietro sulla tomba dell’Apostolo (scheda 2); la costruzione durò circa otto anni e comunque non venne terminata prima del 329; imponenti opere edili dovettero essere apprestate per creare un ampio terrazzamento al posto del pendio occidentale dei Montes Vaticani, sul quale erigere il tempio della cristianità. L’area venne spianata e potenti sostruzioni costruite per eliminare il dislivello naturale del pendio che arrivava ad un massimo di otto metri.
La necropoli romana fu completamente ricoperta dal grosso interro che ne lasciò intatte le sepolture, mentre la tomba dell’apostolo Pietro venne inclusa - ad un livello inferiore - al centro dell’abside della Basilica.
La chiesa era a cinque navate con ampio transetto e preceduta da un ampio atrio porticato a pianta quadrangolare, nel centro del quale era la fontana in bronzo di età romana a forma di pigna.

ETA’ MEDIEVALE e MODERNA
La costruzione della basilica di San Pietro cambiò completamente l’aspetto dell’intera zona Vaticana, e divenne l’elemento catalizzatore della nuova sistemazione urbanistica; ben presto cominciarono a sorgere numerose costruzioni di carattere civile, ma soprattutto religioso - chiesette e oratori (alcuni dei quali ricavati negli antichi mausolei esistenti a sud di S. Pietro), sei monasteri, un ricovero di mendicità e cinque ospizi per pellegrini - che, tra la fine dell’evo antico ed il Medio Evo, vennero a occupare i pressi della basilica, sovrapponendosi ed inglobando gli antichi edifici di età romana ancora emergenti.

Mentre l’intera città di Roma si avviava verso i secoli bui delle invasioni barbariche - dei Goti di Alarico (410), dei Vandali di Genserico (445), ancora dei Goti di Vitige (537-538), che tagliarono gli acquedotti al fine di piegare la città per sete, ed infine di Totila (545-546) -, attorno alla basilica di San Pietro sorse quasi spontaneamente un nuovo e popoloso quartiere.

Leone III (795–816) d’accordo con Carlo Magno, decise di proteggere l'ager vaticanus con una cerchia di mura che comprendesse la basilica (scheda 3), il Palatium Caroli e le scholae peregrinorum; il borgo sarebbe così diventato quasi inespugnabile perché l'unico accesso alla città, attraverso ponte S. Angelo, sarebbe stato difeso da Castel Sant'Angelo (scheda 4) mentre il quartiere rimaneva collegato a Trastevere con la strada stretta fra le pendici de Gianicolo ed il fiume. Alla morte del papa però i Romani distrussero le mura.

Intorno alla basilica si era intanto andato formando un quartiere abitato soprattutto da stranieri (Sassoni, Franchi e Longobardi) che qui fondarono le loro scholae ( colonie di stranieri che costruivano le loro case, la loro chiesa e perfino il loro cimitero in un settore ben definito), chiamato con vocabolo di origine gotica burg . Già dal secolo XI il Borgo aveva assunto l'aspetto che avrebbe conservato in sostanza fino al 1938, con l'apertura di via della Conciliazione.

La quiete del Borgo venne ancora turbata dal saccheggio di Roma dell’anno 846 ad opera dei Saraceni che si accanirono soprattutto contro le basiliche cristiane. La rovina indusse allora papa Leone IV (848-855) ad erigere un circuito di mura a difesa di tutta l’area Vaticana creando la cosiddetta 'città leonina'. Da quel momento Borgo verrà considerato come un'entità autonoma, giuridicamente distinta. Tra gli eventi più significativi per la vita del quartiere e dell’intera città fu la costruzione nel 1198, dell’ospedale di S. Spirito, detto in Sassia, annesso all’antica alla chiesa dell’ antica schola sassonum (scheda 5)

Tuttavia prima del XIII secolo i Pontefici non risiedettero in Vaticano: la sede ufficiale del vescovo di Roma, a partire dall’età costantiniana, fu infatti, il Laterano; San Pietro era considerata solo una Basilica 'fuori le mura', nata con lo scopo di venerare la tomba dell’apostolo ed in relazione al cimitero che era sorto intorno ad essa. Fu Niccolò III (1277-1280) il primo papa a risiedere stabilmente in Vaticano con la sua corte; a seguito di questo evento si rese necessario ampliare la cinta delle mura, munirla di merli e proseguirla dalla Basilica fino al luogo dove poi sorgerà il 'giardino del Belvedere'. Durante la residenza dei papi in Avignone, il Borgo decadde e solo dopo il ritorno della sede apostolica da Avignone (1377), allorché il senato romano fu costretto a cedere definitivamente alla chiesa la fortezza di Castel Sant'Angelo la città leonina divenne sicura anche se lotte, assedi, espugnazioni si svolsero attorno e dentro di essa, nei conflitti dei tre poteri papale imperiale e comunale. La storia della città non documenta altri grandi cambiamenti per circa duecento anni, quando la ripresa edilizia, successiva alla crisi avignonese ed allo scisma d’Occidente, si ebbe con Eugenio III ed i suoi successori che provvidero all’abbellimento del Vaticano e all’ampliamento dell’antico territorio di Borgo al quale venne unito il borgo Angelico il cui nome deriva dalla porta Angelica, più tardi demolita.

Da allora, attraverso il Rinascimento (schede schede 6, 7, 8, 9) il Barocco e fino ai nostri giorni, i pontefici ingrandirono, ampliarono e radicalmente ristrutturarono gli edifici del Vaticano ed il quartiere di Borgo, creando una sovrapposizione di capolavori architettonici ed artistici quali raramente è dato incontrare nel mondo.

Dopo il Sacco di Roma del 1527 la ricca borghesia abbandonò il quartiere che divenne uno dei più poveri della città; nel 1576 il Borgo venne regolarizzato e una nuova strada, la via Alessandrina, aperta a nord parallelamente alla via di Borgo Nuovo; a nord, subito fuori dalle mura leonine era stato fondato da Pio IV (1559–1565) il nuovo suburbio di Borgo Pio; ma in sostanza la situazione era immutata rispetto al Medio Evo: le mura di Leone IV racchiudevano S. Pietro e Borgo e fuori le mura si estendevano i campi, i cosiddetti prati, da cui dipendeva in gran parte l’approvvigionamento alimentare della città e che fino al tardo Ottocento si sarebbero estesi fino a Monte Mario e oltre.

Con Gregorio XIII (1572-1585) i papi avevano spostato la loro residenza abituale sul Quirinale, lasciandola solo dopo la presa di Roma del 1870, alla volta nuovamente dei Palazzi Apostolici Vaticani.

Quando Roma divenne capitale d'Italia la città del Vaticano venne separata da Borgo, e si resero necessarie alcune trasformazioni urbanistiche per agevolare la comunicazione con il nuovo rione Prati furono demolite porta Angelica e le mura di Pio V nella zona di Castel Sant'Angelo; la costruzione dei muraglioni di argine del Tevere comportarono una pesante modifica dell'antico ponte Sant'Angelo e la demolizione di una parte dell' Ospedale di S.Spirito.

Con l’Unità d’Italia finì il dominio territoriale dei pontefici, tuttavia per garantire ai papi la necessaria indipendenza per poter svolgere il loro ministero, venne creato l’11 febbraio 1929 con il Trattato Lateranense tra l’Italia e la Santa Sede, lo Stato della Città del Vaticano.

Nel 1936, dopo i Patti Lateranensi, si attuò la più volte progettata demolizione della Spina di Borgo, e si realizzarono gli edifici moderni di via della Conciliazione.

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