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Giuseppe Verdi
Giuseppe Verdi nacque a Busseto, in provincia di Parma: un piccolo centro agricolo composto da poche case ed alcune cascine dove la famiglia Pallavicino, promotrice e protettrice della cultura e delle arti, aveva a lungo esercitato la propria signoria nel territorio.
I genitori gestivano un piccolo albergo ed il bambino dava una mano nelle varie incombenze mentre apprendeva a leggere ed a scrivere con l'aiuto del parroco del paese, don Pietro Baistrocchi, che gli permetteva anche di suonare sulla tastiera del piccolo organo della chiesa di Roncole.
Adolescente, con l'aiuto di Antonio Barezzi, presidente ed animatore di una Societa' filarmonica, prosegui' gli studi e ricevette gli stimoli indispensabili per approfondire e sviluppare in pieno le sue istintive capacita' creative.
Ben presto, la vita del giovane fu interamente dedicata allo studio ed alla musica. Durante il periodo bussetano, Antonio Barezzi invitò spesso Giuseppe Verdi nel proprio palazzo, soprattutto quando vi si riunivano, per suonare o per le prove, i componenti della filarmonica: per queste occasioni, il giovane musicista compose, le sue prime pagine, lavori modesti ma importanti per la sua crescita musicale.
Nel 1831, Barezzi lo accolse stabilmente nella sua casa, dove in tutta tranquillità Verdi si dedicò a raffinare le sue doti innate di grande musicista.
Il 22 giugno 1832, sostenne gli esami previsti al Conservatorio ma fu respinto non superando la prova di pianoforte; solo Alessandro Rolla, illustre violinista, espresse parere favorevole all'ammissione di Verdi ed in seguito consiglierà, al giovane deluso per non essere stato compreso, di rivolgersi a Vincenzo Lavigna, maestro al cembalo della Scala, per poter proseguire, privatamente, lo studio del contrappunto.
A soli ventidue anni, innamoratosi di Margherita figlia del suo mecenate Barezzi, la sposò con una cerimonia intima e molto commovente; questo amore rappresentò una svolta profonda nella visitazione dei sentimenti umani! Crebbe in lui una grande voglia di emergere e di trasporre in lirica quanto di più bello e sentito provava dentro di sé! Ma le condizioni economiche non erano floride, quindi oltre ad un lavoro ufficiale, dovette iniziare a dare lezioni private a giovani allievi e contemporaneamente prese a lavorare alla sua prima opera: Rochester, che non andò mai in scena e della quale non è rimasta nessuna traccia.
Negli anni fra il 1837 e il 1840 la sua vicenda familiare ebbe esiti drammatici: Margherita mise al mondo Virginia Maria Luigia.
La bambina nacque con una grave disfunzione e morì ad un solo mese di vita. Anche il secondogenito seguì la stessa sorte e terminò la sua breve vita a solo un anno dalla nascita! Giuseppe Verdi quasi impazzì per il dolore che lo portò a vivere giorni nei quali evitò totalmente di fare musica! Ben presto, il buon senso ebbe il sopravvento e quando sembrava che una certa serenità fosse tornata ad albergare nella vita dei giovani sposi, il 20 giugno del 1840, Margherita, giovanissima, morì colpita da una violenta forma di encefalite acuta!
Iniziano gli anni scanditi da molti viaggi all'interno dell'Italia e di conoscenze che contribuirono a solidificare ancora di più quei sentimenti patriottici che infiammavano il cuore del musicista: fondamentale divenne l'amicizia che lo legò per un lungo periodo ad Alessandro Manzoni e che culminò con il Requiem scritto da Verdi per la morte del grande scrittore.
Nel 1959, conobbe Giuseppina Strepponi, una calda voce da soprano unita al fascino di una donna bellissima; il maestro se ne innamorò e, dopo una convivenza durata alcuni anni, ne fece la sua seconda moglie.
L'amore che lo legava a Giuseppina era diverso da quello provato per Margherita; rappresentava la passione, l'erotismo! Dal connubio dei sentimenti patriottici provati verso l'Italia uniti alla passione intesa come esaltazione delle qualità virili insite nell'uomo, scaturirono opere di grande valore musicale!
Un esempio illustre ce lo fornisce il Nabucco, opera che nacque in un momento di vera ispirazione politica; basti pensare che alla prima rappresentazione data alla Scala di Milano, i milanesi tutti si riconobbero in quei valori, e la frase " Viva Verdi"- coniata per l'occasione- divenne l'emblema di una ribellione verso il dominio austriaco pari alla stesso grido " Viva l'Italia".
Non si può certo negare che Giuseppe Verdi riuscì a tramutare in musica gli ideali del Risorgimento italiano fino all'Aida compresa e tale metamorfosi rende le sue opere il solo fatto socialmente unitario che l'arte italiana dell'Ottocento abbia conosciuto, il solo in cui il "quarto stato" abbia fatto sentire la sua voce senza complessi di inferiorità.
Chi è appassionato di opera lirica può comprendere quanto sto per dire: nell'ascoltare le romanze verdiane, il cuore si accende di ideali e di senso di libertà come difficilmente accade con altri autori! La musica è dolce e virile nel contempo; la commozione prende alla gola e ci rimane solo di chiudere gli occhi ed immergerci in un'epoca non molto lontana dove lottare per la libertà del proprio popolo era considerato un vero e proprio dovere oltre che un appagamento spirituale!
L'esempio di forte passionalità ce lo fornisce il Rigoletto, che andò in scena per la prima volta al Teatro la Fenice di Venezia ed ebbe un'accoglienza trionfale.
Questa opera segnò l'inizio di un nuovo periodo creativo nel quale Verdi pose la musica totalmente al servizio dell'espressione di una gran varietà di sentimenti e di situazioni emotive; dalla gioia al dolore, dalle lacrime al sorriso.
Con il Trovatore, invece, emerge in primo piano il grande amore romantico mentre con la Traviata, il Maestro, compie una vera e propria rivoluzione teatrale: il realismo e la contemporaneità del soggetto trattato, e l'esaltazione di più intimi sentimenti, segnano indelebilmente la vita della protagonista: Violetta.
Ne esce un personaggio femminile estremamente fragile ma totalmente passionale, di un altruismo unico che solo un grande amore può far nascere nell'animo di un essere umano!Molte altre sue opere ottennero il favore del pubblico e dei critici ma Verdi non riuscì mai ad essere felice! La sua acuita sensibilità lo portava a comprendere che ogni sforzo era vano quando il destino aveva già deciso prima di ogni disegno dettato dall'uomo.
Il 21 gennaio 1901,Giuseppe Verdi fu colpito da trombosi celebrale e dopo sei giorni di agonia, alle 2,45 del mattino del 27 gennaio spirò nella sua camera all'Hotel Milan in Via Manzoni a Milano.
Il suo testamento conteneva, tra l'altro, questa breve nota:
ordino che i miei funerali siano modestissimi e siano fatti allo spuntare del giorno e all'Ave Maria di sera senza canti e suoni. Non voglio nessuna partecipazione della mia morte con le solite formule.
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