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Ferrara

Ferrara, città di palazzi e di parchi, di chiese e di piazze, che invita alle passeggiate e ai percorsi in bicicletta. Città che conserva, nell'assetto urbano delle ampie strade dritte, l'impronta del rinascimento, ed offre, nell'ininterrotto susseguirsi dei vicoli tortuosi, l'accesso ai vecchi quartieri medievali.
ferraraDal Castello Estense, in origine fortezza difensiva e successivamente residenza del Duca, emana il fascino della Corte Estense illustrata negli affreschi di Palazzo Schifanoia. Sulla facciata della Cattedrale, già definita "Bibbia a cielo aperto", appaiono, scolpite, le immagini della religiosità medievale, mentre nel vicino ghetto ebraico si percepisce ancora la vivacità dell'antico centro commerciale. Dietro i muri di cinta delle case, s'intravedono giardini; spazi verdi si aprono nelle piazze, ampliandosi sino a divenire, nel nord della città, parco urbano del Po.
Ferrara città d'arte, patrimonio dell'umanità. A 35Km a sud ovest da Ferrara si trova la città di "Cento", meta culturalmente interessante specie per i famosi dipinti del "Guercino", pittore barocco del XVI sec. Papa Alessandro VI diede questo territorio in dote alla figlia Lucrezia in occasione delle nozze con Alfonso I d'Este, ma le sue origini si devono ai Romani, che inviarono là "cento" uomini allo scopo di rendere fertile il territorio.
Adagiata nel mezzo della Pianura Padana, Ferrara si presenta con l’atmosfera intatta del suo passato, armoniosamente sposata con quella del suo vivace presente.
L’immagine più famosa è certamente quella del suo grande Rinascimento, l’epoca dello splendore della corte Estense, che ha lasciato ovunque segni incancellabili: nel colossale progetto dell’Addizione Erculea, negli imponenti cicli pittorici del Quattrocento e Cinquecento e nel Giudizio Universale del Bastianino.
Dal 1995 il Centro storico di Ferrara è stato inserito dall'UNESCO nella lista del patrimonio mondiale dell’Umanità quale mirabile esempio di città progettata nel Rinascimento che conserva il suo centro storico intatto. I canoni della pianificazione urbana che vi sono espressi ebbero una profonda influenza per lo sviluppo dell'urbanistica nei secoli seguenti.

Il centro
Dal Basso Medioevo ad oggi, la zona attorno alla Cattedrale è sempre stata il fulcro della vita cittadina.
Tutti gli edifici del potere religioso e civile sono sorti in quest'area, dove ancora si trovano, accanto al Duomo, i simboli dei periodo comunale, i palazzi degli Estensi e quelli voluti dal governo pontificio. Il complesso sistema di piazze, da sempre centro della vita commerciale cittadina, ospita ancora moltissimi negozi ed è sede di mercati periodici di vario tipo, da quello generale a quello dell'antiquariato, a quello dell'artigianato. I numerosi caffè, l'ampia zona a traffico limitato, ne fanno uno dei punti preferiti da ferraresi e visitatori. Per il visitatore, vi è qui una delle più alte concentrazioni di monumenti e musei.

La cattedrale

ferraraLa Cattedrale, costruita a partire dal XII sec., porta i segni di tutte le epoche storiche attraversate dalla città. La grandiosa facciata, dalla particolarissima struttura a tre cuspidi, fu iniziata in uno stile romanico ancora prevalente nella parte inferiore. Da notare il S. Giorgio e le scene del Nuovo Testamento sopra la porta centrale, opera dello scultore Nicholaus. La parte superiore, di qualche decennio più tarda, è in stile gotico e presenta un magnifico Giudizio Universale scolpito da ignoto, sopra la loggia centrale. Sulla Piazza Trento Trieste si erge l’imponente campanile rinascimentale in marmo bianco e rosa, opera (incompiuta) attribuita a Leon Battista Alberti. L’abside in laterizio, il cui disegno è appena movimentato dagli archi in cotto e dai capitelli marmorei, è opera di Biagio Rossetti

 

Palazzo Municipale

La costruzione del Palazzo Municipale (ex Palazzo Ducale) iniziò nel 1245 e venne poi progressivamente ingrandito verso Nord, fino a raggiungere le attuali dimensioni alla fine del Quattrocento. Fu residenza degli Estensi fino al XVI secolo.La parte di facciata che si trova di fronte al Duomo è un rifacimento in stile medievale degli anni 1925-28. In quell'occasione si costruì anche la Torre della Vittoria, in luogo di quella di Rigobello, abbattuta da un fulmine nel secolo XVII. Sotto la torre si trova la pregevole scultura "La Vittoria del Piave" (1918) di Arrigo Minerbi. Originale è il "Volto del Cavallo", il grande arco che porta alla Piazzetta Municipale: è fiancheggiato dai due monumenti di Nicolò III d'Este a Cavallo e del Duca Borso in faldistorio. Sono originali anche la colonna e l'arco (attribuito a Leon Battista Alberti) che li sorreggono, mentre le statue sono copie che hanno sostituito gli originali distrutti durante l'occupazione napoleonica.
Entrando nella Piazzetta, si vede di fronte un loggiato rinascimentale. Il lato destro presenta ancora le finestre marmoree dell'appartamento estense. La Piazza, opera quattrocentesca di Pietro Benvenuto degli Ordini, è dominata dal bellissimo Scalone d'Onore dello stesso architetto.

 

Il castello estense

Nel 1385 una pericolosa rivolta convinse Niccolò II d’Este della necessità di erigere una poderosa difesa per sé e la sua famiglia: sorse così il Castello di San Michele, fortezza eretta contro il popolo.
ferrara A quel periodo lontano risalgono la massiccia imponenza, il fossato, i ponti levatoi, le torri. Un passaggio coperto, ancora esistente, univa l’edificio militare al palazzo dei marchesi (oggi Palazzo Municipale).
Passarono i secoli e i pericoli di sommosse cessarono. Allora il castello divenne la magnifica residenza della corte e fu arricchito dalle altane sopra le torri, dai balconi di marmo, dal cortile di linee cinquecentesche (allora completamente affrescato) e dai fastosi appartamenti.

 

Palazzo Schifanoia

Il nome del palazzo deriva dal motto "schivar la noia" e si riferisce alla funzione di svago e ricreazione dell'edificio, in quanto "delizia" estense. Schifanoia fu costruito, a partire dalla fine del Trecento, in una zona ricca di verde presso l'antico corso del fiume Po. Attualmente il palazzo appare come un lungo edificio suddiviso il due ali: ad ovest l’ala trecentesca ad un unico piano (sede del Museo Civico), ad est quella del Quattrocento a due piani che costituisce l’ampliamento promosso dal duca Borso negli anni 1465-1467. La facciata, un tempo coronata di merli e affrescata a finti marmi policromi, è caratterizzata da un elegante portale marmoreo disegnato da Francesco del Cossa.

 

Piazza Trento Trieste

Cuore pulsante della città, la piazza risale al Medio Evo quando venne costruita la nuova cattedrale dedicata a San Giorgio e attorno si concentrarono le sedi del potere religioso, civile e poi della famiglia che deteneva di fatto la signoria di Ferrara. Sulla piazza confluirono infatti tutti i centri di potere: oltre alla cattedrale, anche le case del Vescovo, in luogo dell'attuale Palazzo Arcivescovile; il Palazzo della Ragione, rifatto negli anni '50 dopo un incendio, la loggia dei Notai, che sorgeva grossomodo dove si erge l'attuale torre delll'orologio, il primo nucleo del Palazzo Ducale, attuale Palazzo Municipale. Sul lato meridionale della Cattedrale corre la loggia dei Merciai, in fondo alla quale, si erge il campanile dalle linee classiche, incompiuto, attribuito a Leon Battista Alberti. Sulla piazza si affaccia inoltre la ex chiesa di San Romano, attuale sede del Museo della Cattedrale.

 

Il Teatro Comunale

La costruzione del Teatro Pubblico comincia nel 1790 sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Campana, ma presto la direzione dei lavori passa all'architetto Antonio Foschini e poi a Cosimo Morelli. Si cerca, inoltre, la consulenza di altri esperti rinomati come il Valadier e il Piermarini, nel tentativo di edificare un teatro moderno e che si distingua per la sua bellezza. La fabbrica viene terminata solo nel 1797 e, nonostante i diversi interventi, risulta essere molto unitaria nello stile e ben inserita nel tessuto urbano circostante, dove si colloca molto naturalmente tra le architetture preesistenti, come il Castello e la Chiesa di S. Carlo. Il fronte è posto in posizione angolare nella trama urbana. La facciata verso il Castello è caratterizzata da un ampio portico ed è collegata al lato prospiciente la Chiesa di San Carlo attraverso un elegante slargo di forma ellittica: entrambi fungevano da riparo per il pubblico che qui sostava prima dell'inizio degli spettacoli, oppure all'uscita, nell'attesa delle carrozze per ritornare a casa. L'interno è un classico esempio di "teatro all'italiana", elegante e funzionale. Il soffitto e i palchi sono stati splendidamente decorati ad affresco e stucco da Francesco Migliari nel 1850. La paternità dell'innovativa acustica, le famose "curve sonore", furono attribuite a Cosimo Morelli. Il teatro attira moltissimi spettatori grazie alle ricche stagioni di prosa e concerti, e da diversi anni ospita inoltre i concerti organizzati da Ferrara-Musica .

 

Il Palazzo dei Diamanti

Al centro dell’Addizione Erculea, sull’importante incrocio chiamato Quadrivio degli Angeli, sorse il palazzo di Sigismondo d’Este, fratello del duca. Più di 8000 bugne a forma di piramide (o di “diamante”), in marmo bianco e rosa, ne coprono le due facciate, dandogli il nome.
L’architetto Biagio Rossetti ne fece un capolavoro urbanistico, soprattutto ponendo la decorazione principale sull’angolo: un artificio destinato a sottolineare l’importanza dell’incrocio e a fare dell’edificio un’opera del tutto originale, creata per la veduta prospettica anziché di facciata. L’angolo, infatti, è impreziosito da splendide candelabre scolpite da Gabriele Frisoni e da un grazioso balconcino, di poco posteriore, che accentua la direttrice visiva verso la vicina Piazza Ariostea.
La struttura interna si sviluppa su tre ali, con una pianta ad U originariamente simmetrica, ma alterata dai rifacimenti successivi.

Il palazzo è oggi sede di musei:
- La Pinacoteca Nazionale
- La Spazio espositivo "Le mostre al Palazzo dei Diamanti"

 

Palazzo di Giulio d'Este

Costruito fin dai primi anni del grande cantiere dell'Addizione Erculea, il palazzo appartenne per alcuni anni a Giulio, figlio naturale del duca Ercole I, famoso per la sua partecipazione, insieme al fratello Ferrante, alla congiura del 1506 contro Alfonso I ed il cardinale Ippolito suo acerrimo nemico. In seguito l'edificio appartenne per secoli agli antichi signori di Carpi, i principi Pio di Savoia. L'attribuzione a Biagio Rossetti poggia su diversi elementi, come il portale di marmo, l'uso estremamente libero del linguaggio architettonico, con distanze irregolari tra le finestre, mancate simmetrie e persino la presenza di un balconcino "trompe l'oeil" che sembra posto a metà tra piano terra e primo piano. All'interno si conserva parte del giardino, con eleganti porticati.
Il palazzo è sede della Prefettura. Il cortile interno è accessibile.

 

Palazzo di Renata di Francia

Il palazzo, già detto Palazzo Estense di San Francesco, deve il suo nome alla moglie del duca Ercole II, Renata, figlia del re francese Luigi XII. La principessa, di fede cattolica al momento del matrimonio con Ercole, nel corso della sua permanenza a Ferrara dette adito a pesanti sospetti di simpatizzare per il calvinismo. Dopo essere stata costretta ad abiurare l' "eresia", volle vivere lontana dal centro politico e religioso cittadino e stabilì qui la propria residenza. Il palazzo nacque nel XV secolo come dimora della famiglia estense, accorpando un gruppo di case già esistenti. L'architetto della primitiva struttura fu Pietro Benvenuto degli Ordini; in seguito intervenne anche il giovane Biagio Rossetti, ma il suo apporto non è più leggibile nella struttura attuale. Il piano nobile è ricco di saloni con soffitti affrescati, in particolar modo se ne segnalano quattro decorati a metà del ‘700 con scene mitologiche.

 

Palazzo Costabili detto di Ludovico il Moro

Il palazzo, erroneamente attribuito al duca di Milano, appartenne in realtà ad Antonio Costabili, segretario di Ludovico il Moro e personalità di spicco della corte del Duca Ercole I. Il progetto iniziale dell’architetto ducale Biagio Rossetti, venne poi affidato ad altri che non portarono a termine i lavori.
Fulcro del grandioso edificio è il cortile d’onore, completato solo su due lati, ornato da un doppio loggiato di marmo. Le finestre del primo piano, in origine, erano alternativamente aperte e murate a gruppi di due, creando un gioco di pieni e vuoti che ancora si può in parte apprezzare sulla facciata del palazzo su via Porta d’Amore: lì si trova una finestra a cinque luci di cui quella centrale è murata. Il restauro degli anni Trenta del Novecento aprì tutte le finestre per ottenere un porticato nello stile di Donato Bramante, al quale si voleva attribuire il progetto dell’edificio. Oggi un gioco di tende suggerisce al visitatore l’antico aspetto del cortile.
Altri motivi di interesse del complesso sono alcune stanze con soffitti cinquecenteschi affrescati dal Garofalo e il giardino neo-rinascimentale (chiusi al pubblico).
Il palazzo è sede del
- Museo Archeologico Nazionale

 

Palazzo Massari
L'edificio sorge all'angolo tra via Borso e Corso Porta Mare, quasi di fronte alla Piazza Ariostea. Si trova quindi in un'area che venne edificata a fine secolo XV nell'ambito della realizzazione dell'Addizione Erculea, ma le caratteristiche architettoniche lo distinguono dagli edifici rossettiani, precedenti di quasi un secolo. Caratterizzato da una severa facciata tardo cinquecentesca, con ampi finestroni diventa tutt'uno con un corpo più basso settecentesco, di colore giallo pallido, noto come "Palazzina dei Cavalieri di Malta".
Palazzo Massari è sede di tre importanti musei.
Museo Giovanni Boldini.

 

Palazzo Paradiso - Biblioteca Ariostea

Venne fatto erigere nel 1391 da Alberto V D'Este in occasione del suo matrimonio con Giovanna de Roberti e venne decorato, come Schifanoia e Belfiore, con scene della vita di corte e motivi tratti dai romanzi cavallereschi. Il nome è in sintonia con quelli suggestivi delle altre delizie estensi. L'impianto originario del palazzo è costituito da quattro corpi di fabbrica intorno ad una corte rettangolare su cui si affacciavano tre logge, oggi ne rimane una sola.Nel 1437-1438, ospitò i partecipanti alla prima sessione del Concilio Ecumenico, che ebbe luogo a Ferrara; l'imperatore di Costantinopoli, Giovanni Paleologo e il Papa Eugenio IV soggiornarono qui. Il pittore ferrarese Antonio Alberti eseguì per l'occasione un grande affresco, oggi perduto, che aveva come tema il Paradiso, in armonia col nome del palazzo. All'epoca del duca Borso, il complesso venne innalzato di un piano; divenne poi sede delle varie facoltà universitarie. La struttura fu poi rivista da Giovan Battista Aleotti che spostò la facciata su via delle Scienze, dove si trova attualmente e aggiunse la torretta con l'orologio e il grande portale in pietra bianca. Nel 1801 le spoglie di Ludovico Ariosto vennero trasportate dalla chiesa sconsacrata di San Benedetto all’interno del Palazzo, insieme al monumento funebre in suo onore. Palazzo Paradiso è sede della Biblioteca Ariostea.

 

Casa di Ludovico Ariosto

"Parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non sordida, parta meo, sed tamen aere domus".
"La casa è piccola ma adatta a me, pulita, non gravata da canoni e acquistata solo con il mio denaro", questa è l’iscrizione presente sulla facciata della casa dove Ludovico Ariosto (1474 - 1533), trascorse gli ultimi anni della sua esistenza dedicandosi alla terza e definitiva edizione dell’Orlando Furioso, uscita nel 1532.
L’abitazione, realizzata probabilmente su disegno di Girolamo da Carpi, presenta una facciata semplice ma elegante in mattoni a vista.
Interno: al primo piano è sistemato un piccolo museo dedicato al grande poeta in cui sono conservati il calco in bronzo del suo calamaio, alcune edizioni delle sue opere e molte medaglie che lo rappresentano. In alcuni registri dei visitatori sono evidenziate le firme del re Vittorio Emanuele III, di Giuseppe Verdi, Alberto Moravia, Elsa Morante e Giorgio Bassani.
Nel piccolo corridoio centrale è conservata in una vetrina la preziosa edizione dell’Orlando Furioso illustrata da Gustave Doré, del 1881.
Sul retro della casa si trova un giardino creato all’epoca del poeta, oggi utilizzato per concerti ed iniziative temporanee.

 

Casa Romei

Magnifico esempio di residenza signorile fra Medioevo e Rinascimento, la casa presenta un cortile d'onore particolarmente suggestivo. L'architetto (probabilmente Pietrobono Brasavola) vi usò elementi tipicamente medievali accanto ad altri pienamente rinascimentali senza sforzo di fusione. La dimora fu fatta costruire a partire dal 1440 da Giovanni Romei, ricco mercante e proprietario terriero, imparentatosi con la famiglia estense dopo il matrimonio con Polissena d’Este. Morendo, nel 1483, Giovanni Romei lasciò la casa in eredità all’adiacente monastero del Corpus Domini. Nel XVI secolo il Cardinale Ippolito II d’Este, che amava soggiornarvi, apportò alla dimora alcune sostanziali modifiche.
Le sale di Casa Romei ospitano un interessante museo di pittura e scultura con opere provenienti da vari luoghi scomparsi di Ferrara e lasciati dagli Este dopo il loro trasferimento a Modena: nel Lapidario al piano terra si conservano fregi in marmo e laterizio, sculture, stemmi, lapidi, mentre al piano nobile si possono ammirare numerosi affreschi staccati da antiche chiese.

 

Palazzina Marfisa d'Este

La Palazzina è un magnifico esempio di residenza signorile del secolo XVI ed era un tempo circondata da splendidi giardini che la collegavano ad altri edifici, noti come "Casini di San Silvestro".
Costruita da Francesco d’Este, figlio del duca Alfonso I e di Lucrezia Borgia, la residenza passò in eredità alla principessa Marfisa d’Este, da cui prese il nome e che qui abitò fino alla morte, rifiutandosi di lasciare Ferrara anche dopo la devoluzione della città allo Stato Pontificio, quando la sua famiglia si trasferì a Modena. Morta Marfisa nel 1608, la Palazzina passò in eredità ai Cybo Malaspina; subì poi una serie di passaggi di proprietà fino a che venne arredata e inaugurata come sede museale nel 1935.
La facciata dell’edificio su Corso Giovecca è in mattoni a vista scandita da grandi finestre rettangolari. L’ampio giardino retrostante è ora chiuso da un loggiato con decorazione interna a tralci di vite, utilizzato come teatro.

 

Palazzo Prosperi-Sacrati

Palazzo Prosperi - Sacrati fu costruito intorno al 1493 per il medico personale di Ercole I, Francesco da Castello, che morì nel 1511 prima che i lavori venissero terminati.
E' immediatamente riconoscibile per la splendida pilastrata d'angolo, sormontata da un balconcino "spurio", aggiunto nel 1857 per fare il paio con Palazzo dei Diamanti; l'elemento architettonico dominante in questo edificio è il magnifico portale, connotato da un'alta trabeazione con ricco fregio, sulla quale siedono i putti che sostengono il balcone.

 

Palazzo Turchi di Bagno

Palazzo Turchi - di Bagno è ubicato nel famoso Quadrivio Storico, centro dell’Addizione Erculea, ed è connotato dalla parasta angolare in pietra bianca con capitelli corinzi, unico elemento decorativo di spicco, studiato nella sua semplicità per non sovrapporsi al più importante bugnato del prospiciente Palazzo Diamanti.
Venduto dalla famiglia di Bagno al Demanio militare nel 1933, è stato gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, ed in seguito restaurato dall'Università degli Studi di Ferrara che lo utilizza come sede degli Istituti di Mineralogia e Geologia.

 

Palazzo Roverella

Fu edificato nel 1508 circa su progetto di Biagio Rossetti per Gaetano Magnani, segretario del duca Alfonso I. Passò ai Roverella nel secolo XVIII. La facciata presenta una ricchissima decorazione in cotto disposta in maniera da ottenere una vera e propria partizione geometrica della superficie. La trifora centrale e le finestre binate addossate alle paraste sono motivi tipicamente rossettiani. L'interno del palazzo, molto sontuoso, è frutto di rifacimenti degli anni Venti di questo secolo.

 

Palazzo Arcivescovile

Costruito negli anni 1718-1720 per ordine del Cardinale Tommaso Ruffo, primo Arcivescovo di Ferrara, su progetto del romano Tommaso Mattei, presenta una lunga facciata divisa in tre campate, di cui le due laterali rivestite da uno pseudo bugnato piatto. Le finestre sono incorniciate in marmo e nello stesso materiale è realizzato il grandioso portale centrale, sormontato da un balcone. All'interno, non visitabile, si trovano un lussuoso scalone a doppia rampa e sontuosi appartamenti.

 

Chiesa di San Domenico

Il complesso dei Domenicani fu costruito nelle sue forme attuali nel 1726, in luogo di una chiesa più antica, orientata in senso opposto all’attuale. L’interno di linee classiche eleganti, ma assai sobrie, contiene numerosi dipinti di pittori ferraresi. Dietro l’altare maggiore si conserva un coro ligneo del 1384. Il pavimento della chiesa è quasi completamente coperto di lapidi sepolcrali antiche.

 

Chiesa di San Cristoforo alla Certosa

Alla fine del XV - inizio XVI sec., nel quadro dei grandi lavori dell'Addizione Erculea, Biagio Rossetti fu incaricato di costruire una nuova, più imponente chiesa per la comunità monastica dei Certosini già presenti nel luogo. Il tempio, terminato nel 1551, si trova al centro di due lunghi portici semicircolari dell'800, circondato dal verde del vastissimo sagrato e da quello degli alberi delle mura cittadine, che lo rendono particolarmente suggestivo, nonostante la mancanza della facciata, che non fu mai realizzata. L’interno, in attesa di restauro, si presenta spoglio delle opere d’arte (la maggioranza si trova in Pinacoteca); l’unica navata, ampia e luminosa con cappelle laterali, sfrutta il gioco delle luci e conserva l’atmosfera tipicamente rossettiana.

 

Chiesa del Gesu'

Edificata per i Gesuiti nel 1570 su progetto dell’architetto Alberto Schiatti, la chiesa presenta una facciata semplice e austera in laterizio, divisa in due parti e con tre portali decorati in marmo.
L’interno in origine ad un’unica navata con sei cappelle laterali, è stato toccato da molte trasformazioni e distruzioni ed è quindi privo di pitture parietali. Tra le opere d’arte, di grande interesse è il gruppo di statue di terracotta del Compianto sul Cristo Morto di guido Mazzoni e la tomba monumentale di Barbara d’Austria, moglie di Alfonso I, dietro l’altare.

 

Chiesa di San Francesco

Si affaccia su un piazzale di notevoli dimensioni. Fondata dai Francescani fin dagli anni in cui il santo fondatore era in vita, la comunità ricevette favori e benefici da parte di molte famiglie influenti e ricche, ed in particolare dagli Estensi. Nel 1494 Biagio Rossetti venne incaricato dal Duca Ercole I di erigere l'attuale edificio. La facciata in mattoni è scandita da lesene di marmo al primo ordine, e di cotto e laterizio al secondo, raccordato all'inferiore da volute laterali molto ampie, frutto dei rifacimenti effettuati dopo il terremoto del 1570. Anche la fiancata, come in molte chiese di Rossetti, è molto importante: essa costeggia l'antica via di San Francesco (oggi Voltapaletto - Savonarola - Cisterna del Follo), ed è decorata con paraste in cotto che segnalano la posizione dei muri delle cappelle.

 

Chiesa di San Giorgio

Si tratta del tempio di origini più antiche di tutta la città. Già nel VII sec. d.C. svolgeva la funzione di cattedrale, che le sarebbe stata tolta solo nel XII sec. Il marchese Nicolò III d'Este la affidò ai monaci Olivetani, presenti ancora oggi, e nel XV sec. l'intero complesso fu rimaneggiato per adattarlo alle esigenze conventuali. Principale artefice dei lavori fu Biagio Rossetti al quale si deve la torre campanaria, costituita da quattro parallelepipedi in laterizio, rafforzati agli angoli da paraste e divisi da fasce decorative in cotto.
A sinistra della chiesa, si trova l'entrata al chiostro abbellito al centro da un grande pozzo in marmo con stemma olivetano.

 

Chiesa di San Paolo

La chiesa attuale, affacciata su una piazzetta ritagliata nel tessuto della città medievale, risale alla fine del '500 e sostituisce un edificio più antico, dedicato al Santo Apostolo, distrutto o comunque seriamente danneggiato dal terremoto del 1570. Officiata per secoli dai monaci Carmelitani, il tempio fu oggetto di molti lasciti e donazioni da parte di ricche famiglie.
Alla chiesa sono adiacenti l'ex Monastero di San Paolo e la Torre dei Leuti, l’edificio più antico di Ferrara (IX secolo), donata dal marchese Nicolò II ai monaci della chiesa per farne il loro campanile.


Chiesa di Santa Maria in Vado

Di origini antichissime, sorgeva nei pressi di un guado (vado) che permetteva l'attraversamento di uno dei numerosi canali che intersecavano la zona. La sua importanza religiosa è legata al miracolo eucaristico avvenuto nel giorno di Pasqua 1171, quando il sangue sgorgò dall'ostia al momento della consacrazione e andò a bagnare il catino absidale sopra l'altare. Divenuta immediatamente luogo di pellegrinaggio, venne ingrandita per ordine del duca Ercole I d'Este a partire dal 1495 con importanti interventi dell'architetto Biagio Rossetti.
Per la sua dislocazione e la sua disposizione interna, l'edificio può essere considerato come l'incrocio di due chiese indipendenti e strettamente connesse, caratterizzate da una facciata principale (su via Borgovado) e una secondaria (su via Scandiana).

 

Oratorio dell'Annunziata

Il primo nucleo dell'oratorio risale al secolo XIV, quando nella contrada del Borgo Inferiore venne edificato un oratorio adiacente all'ospedale per poveri pellegrini, che poi venne donato alla Confraternita della Morte istituita a Ferrara nel 1366. Tale confraternita, che curava la sepoltura di tutti i morti derelitti della città, aveva un culto particolare per la Santa Croce, culto istituito nel 1510, e nel XVI secolo ricevette in dono da Isabella d'Aragona una reliquia del sacro legno. In origine costituito da un ampio salone poggiante su arcate, nel XVII secolo l'oratorio venne ridotto al piano terreno, e la facciata venne rifatta probabilmente ad opera dell'architetto Giovan Battista Aleotti.
All'interno, si trova un importante ciclo di affreschi di fine '500 sul tema della Leggenda del Legno della Santissima Croce, eseguiti dagli artisti della famiglia Filippi, da Nicolò Roselli, e da Giovan Francesco Surchi detto il Dielaì. Inoltre, vi è conservato un affresco della Resurrezione risalente al XV secolo, oltre ad una tela del XVI secolo.

 

Museo Giovanni Boldini

Il Museo Boldini è dedicato al pittore ferrarese vissuto fra il 1842 e il 1931. Dopo i primi anni di formazione, passati fra la Toscana, Parigi e Londra, Boldini si stabilì definitivamente nella capitale francese, dove sviluppò il proprio, inconfondibile stile e divenne il più conteso ritrattista dell’alta società.
Le donne più affascinanti del tempo fecero a gara nel posare per lui, sicure di essere rese immortali dal suo pennello e dal suo tratto personalissimo.
Nelle prime stanze si trovano opere giovanili del pittore, fra le quali un Autoritratto e l’olio Due cavalli bianchi. Nella quarta sala, sontuoso ambiente affrescato di vaste proporzioni, sono esposti cinque grandi dipinti che testimoniano, da soli, la maestria di Boldini nel ritratto: La contessa Gabrielle de Rasty, L’Infanta Eulalia di Spagna, Il piccolo Subercaseuse, La contessa de Leusse e Fuoco d’artificio, tutti eseguiti fra il 1878 e il 1891. L’ultima sala prima di invertire il senso di visita è dominata dallo splendido La passeggiata al Bois (1909). Da questo punto l’itinerario continua in direzione opposta alla precedente, attraverso alcune sale che contengono numerosi studi pittorici e oggetti personali dell’artista, fra cui la scatola di colori e pennelli sul cui coperchio egli ritrasse Il giardiniere dei Veil-Picard. Nella penultima sala è esposto il ritratto La donna in Rosa che è divenuto quasi il simbolo del museo.

Museo Ebraico

Nel Museo Ebraico, al secondo piano, sono esposti oggetti tradizionali e di culto che illustrano diversi momenti della vita di ogni ebreo dalla nascita (pidyón, o riscatto, e completo da circoncisone) alla morte (frammenti di lapidi sepolcrali e tampone di legno per sepoltura). Particolarmente belli sono gli arredi settecenteschi provenienti dalla scomparsa sinagoga di Cento. Una elegante sedia di Elia, del XVIII secolo, laccata in verde, proviene invece da Lugo: su questa sedia si eseguiva la circoncisione. Molti oggetti di metallo, soprattutto argento, sono raccolti nelle vetrine lungo i muri della seconda sala: si tratta nella maggior parte di decorazioni dei rotoli della Torà. In una vetrina si trova una lampada a nove luci di fattura particolarmente elegante, tuttora usata nel tempio durante la festa di Channukkà (dei lumi). Nelle vetrine al centro gli oggetti sono invece divisi a seconda delle festività in cui vengono usati.
Nella terza sala sono custodite le chiavi dei portoni del ghetto, una vera e propria rarità storica.
Molto ricca è poi la sezione dei documenti e delle opere a stampa, fra le quali si annoverano alcune opere di Isacco Lampronti (1679-1756), abile medico e celebre teologo, che viveva al numero 33 della vicina via Vignatagliata

 

Museo Lapidario

Il museo, che ha sede nella ex Chiesa di Santa Libera, contiene un'interessante collezione di marmi romani provenienti dal territorio ferrarese. I reperti esposti nel Lapidario sono prevalentemente di artigianato funerario e datano dalla prima metà del I sec. d.C. al III sec. d.C., epoca in cui in tutto il mondo romano iniziò a decadere l'uso di scrivere sulla pietra e sul marmo. Si tratta per la maggior parte di steli funerarie e di alcuni sarcofagi imponenti e riccamente decorati, che testimoniano l'organizzazione territoriale e sociale presente in epoca romana nell'area deltizia. Tra i reperti spiccano il grande sarcofago degli Aurelii (III secolo d.c.), vero capolavoro della produzione ravennate ed il piccolo sarcofago del bambino Neon, proveniente da Voghenza.
Il Lapidario si visita con lo stesso biglietto di Palazzo Schifanoia.

 

Museo Michelangelo Antonioni

Il Museo espone, in una mostra permanente allestita dallo stesso regista, le sue opere nate dall'originale combinazione di pittura, collage e tecnica fotografica.
"Ho dipinto delle Pianure Incantate, ma credo che non le farò vedere mai. Chi come me è nato in una città di pianura sa bene come l’immaginazione e il pensiero possano dispiegarsi in questi orizzonti piatti. L’operazione delle "Montagne Incantate" consiste tutta nell’ingrandimento. E’ l’ingrandimento che svela in dettaglio una materia invisibile nell’originale [...]. Se è vero che scarabocchiando quei pezzi di carta sono evaso dal cinema, è anche vero che attraverso l’ingrandimento fotografico in qualche modo al cinema mi sono avvicinato".
Michelangelo Antonioni.

Pinacoteca Nazionale

Creata nel 1836 la Pinacoteca fu la prima raccolta pubblica di dipinti ferraresi, creata per porre un freno alla dispersione del patrimonio artistico locale costituendo un museo moderno in cui conservare e promuovere la cultura e l'arte ferraresi. Nel 1958 la Pinacoteca, fino a quel momento composta principalmente da opere di medio e grande formato a soggetto sacro, divenne patrimonio dello Stato. Negli anni seguenti si arricchì di donazioni e collezioni: oggi il museo conta più di duecento opere a soggetto sia sacro che profano, che offrono al visitatore un panorama completo della pittura ferrarese dal XIII al XVII secolo.
Le opere sono disposte nelle sale del piano nobile di Palazzo dei Diamanti, come il Salone d’Onore, decorate da pregevoli soffitti cinquecenteschi.

 

Museo della Cattedrale

Il Museo, ubicato nella ex Chiesa di San Romano, fa parte del sistema dei Musei civici d’Arte Antica ed è costituito prevalentemente da oggetti appartenuti alla Cattedrale.
Fra questi spiccano le antiche ante d’organo, raffiguranti l’Annunciazione e San Giorgio e il Drago, capolavoro assoluto di Cosmè Tura, capofila della scuola ferrarese quattrocentesca; le formelle duecentesche provenienti dalla Porta dei Mesi, accesso laterale della Cattedrale distrutto nel ‘700. Inoltre arazzi, sculture, antifonari miniati, reliquiari, dipinti e varie altre opere d’arte completano l’interessante percorso museale.

 

Museo d'Arte Moderna e Contemporanea 'Filippo De Pisis'

L’esposizione inizia con due opere di Mario Sironi, seguono dipinti di Aroldo Bonzagni e Achille Funi, pittore di tendenze classicheggianti. Una sala è dedicata alle sculture di Minerbi, Virgili, Giacomelli, Nenci e Zucchini. La collezione di pittura continua poi con Mimì Quilici Buzzacchi e Aldo Bandinelli. Due sale sono dedicate al ferrarese Roberto Melli, artista attento ai valori della luce e alle loro possibilità emozionali.
Tutta la seconda metà del museo è dedicata a Filippo De Pisis (1896-1956). Artista originalissimo, poeta oltre che pittore, trasfuse in tutte le sue opere una sorta di malinconia crepuscolare che si alterna alla ricerca di una dimensione cosmica. I suoi colori, in particolari, sono inconfondibili, passando dai toni pastello a quelli cupi, talvolta squarciati, quasi feriti da macchie vivide. Molto numerose sono le nature morte, tema assai caro e in cui più chiaramente si legge l’influenza di Giorgio Morandi. Comune anche il tema inquietante degli animali uccisi (La lepre, I pesci marci). Fra i tanti quadri di fiori si segnala lo splendido Il garofano fulminato, del 1930. Di grande intensità sono i ritratti (L’aviatore, ritratto di Allegro). L’ultima sala contiene una piccola parte della collezione di disegni del pittore, fra cui molti nudi maschili.

 

Museo Civico di Arte Antica - Palazzo Schifanoia

Ubicato nell’ala Trecentesca di Palazzo Schifanoia dal 1898, ospita collezioni di varia natura fra cui quelle di pittura, codici miniati, bronzetti, oggetti d’avorio, ceramiche graffite. Molto interessante il piccolo medagliere con pezzi, tra gli altri, di Pisanello. Fra i personaggi rappresentati vi sono molti Estensi, da Leonello a Ercole I, da Lucrezia Borgia a Lucrezia de’ Medici. Molto preziosi sono inoltre gli stalli ricostruiti del coro della scomparsa chiesa di S. Andrea, affascinante esempio di tarsia lignea dei Canozi da Lendinara. Da ricordare infine il Polittico in alabastro, eseguito nel XV secolo in una bottega di Nottingham, donato dal re d’Inghilterra agli Estensi: le sette formelle, ormai prive della originaria cornice, conservano parte della loro policromia e rappresentano le scene della Passione.

 

Museo dell'Architettura – MUSARC

Biagio Rossetti, architetto ducale, finì di costruire la propria abitazione nel 1502, erigendola nell'antica via della Ghiara, una delle strade della nobiltà del tardo XV secolo. La facciata presenta un portone principale inserito simmetricamente rispetto alle finestre binate. La porta d'ingresso è decorata con cotti rinascimentali rappresentanti testine di putti, cavalli marini e conchiglie, motivi che ritornano negli archetti delle finestre. La casa è adibita a Museo dell'Architettura: Musarc è il primo museo dell'architettura in Italia che si propone di far conoscere al grande pubblico questa disciplina, riportandola di diritto sul piano delle arti maggiori. Tale iniziativa si pone all'avanguardia nell'ambito museale nazionale poiché si è adattato un edificio di alto valore storico ed architettonico, creando un museo attivo, luogo di frequentazione e partecipazione. Il programma delle attività prevede mostre temporanee e collezioni stabili, serate e conferenze a tema, e soprattutto l'utilizzazione dell'informatica come mezzo privilegiato della trasmissione e dell'archiviazione dei dati.

 

Museo dell'Illustrazione

Il MIL, Museo dell'Illustrazione, è un centro studi sull'immagine riprodotta creato per la conservazione e la catalogazione di materiali relativi all'illustrazione per porli a disposizione, non solo degli esperti, ma anche di un pubblico più vasto. La promozione culturale ha per fine la divulgazione della propria attività tramite conferenze, convegni, pubblicazioni ed esposizioni permanenti e con un'operazione conservativa, di studi e servizi, ed espositivo- divulgativa.
Il lavoro di catalogazione e custodia è relativo a tutti i documenti concernenti la storia dell'illustrazione, i bozzetti grafico-pittorici dagli originali alle riproduzioni a stampa in libri e periodici d'epoca, nonché opere d'incisione, cartellonismo, fumetto, caricatura e grafica minore. Il museo dispone di una biblioteca e di una emeroteca specializzata, con periodici editi sin dalla fine dell'Ottocento.

 

Museo dell'Ottocento

Il Museo dell’Ottocento inizia con tre sale dedicate principalmente a soggetti religiosi (Giovanni Pagliarini - Madonna con Bambino) e storici (Gaetano turchi - Torquato tasso in Sant’Anna). Dopo una stanza contenente ritratti della famiglia Massari, troviamo esposte opere del notevole ritrattista Giovanni Pagliarini (La famiglia del Plebiscito). Molto belle le opere di Gaetano Previati (1852-1920), maestro del romanticismo e del simbolismo italiani, fra le quali si segnalano Assunzione e Paolo e Francesca. L’esposizione termina con sale dedicate a vari artisti fra cui Giuseppe Mentessi (Pace, Panem nostrum quotidianum, Ore serene) e Alberto Pisa (Il ponte di Charing Cross a Londra).
Il sistema museale di Palazzo Massari è completato dal Padiglione d’Arte Contemporanea, situato nelle ex-scuderie e dedicato ad esposizioni temporanee.

 

Museo del Risorgimento e della Resistenza

Inaugurato nel 1903, in onore dei patrioti ferraresi Giacomo Succi, Domenico Malagutti e Luigi Parmeggiani, il Museo del Risorgimento e della Resistenza raccoglie armi, cimeli e documenti di Ferrara nei secoli XIX e XX.
Vi troviamo testimonianze dell'occupazione francese della fine del XVIII secolo e della breve reggenza del 1799, quando gli Austriaci giustiziarono alcuni patrioti ferraresi, come Giovanni Boldrini, Giovanni Costabili, Antonio Massari, Luigi Guidetti, Domenico Galizioli e Giuseppe Camangi.
Il Risorgimento è ricordato con stampe politiche e satiriche, fotografie, spade, armi e uniformi; da notare i riferimenti alla famosa Compagnia dei Bersaglieri del Po, costituitasi a Ferrara nel 1848 e protagonista di episodi di grande eroismo nelle battaglie di Cornuda e di Monte Berico.
Sono inoltre visibili alcuni resti originali della fortezza austriaca di Ferrara.
A ricordo dell'epoca tra l'Unità d'Italia e la Prima Guerra Mondiale troviamo fucili, armi, sciabole, moschetti, vessilli, divise e altri oggetti di vari eserciti, tra cui anche esemplari della bandiera della Repubblica Cispadana.
Infine nella Sezione dedicata al periodo della Resistenza, tra il 1919 e il 1945, troviamo carteggi e cimeli vari, di provenienza pubblica e privata: a questi si affianca un archivio storico-didattico di materiali "minori": fotografie, stampa locale e nazionale, manifesti.
Ci sono anche testimonianze delle persecuzioni razziali e politiche.

 

Il Museo di Storia Naturale

Il museo è il primo museo naturalistico dell’Emilia Romagna sviluppatosi in linea col modello di sistema eco-museale che integra aree espositive e centri didattici e di documentazione. Il percorso offre al visitatore un’ampia rassegna di Mammiferi, Rettili, Anfibi, Pesci, Uccelli, Invertebrati e Insetti, a copertura di rami delle Scienze Naturali come la Zoologia (particolarmente ricca è la collezione ornitologica) e l’Entomologia. Importanti sono poi le collezioni di fossili, minerali e rocce, nelle sezioni dedicate alle Scienze della Terra: Paleontologia, Geologia e Mineralogia. Di particolare interesse è la sezione espositiva Ambiente Terra.
Altri servizi per il pubblico sono la Biblioteca specializzata, la sala lettura e la Sezione Didattica. Il museo inoltre sviluppa importanti iniziative sia nella ricerca scientifica che nella divulgazione.

 

Le mura

Una rossa cortina di mattoni che si staglia contro il verde intenso dei terrapieni alberati: le Mura di Ferrara circondano il centro storico per nove chilometri pressoché ininterrotti, costituendo uno dei sistemi difensivi antichi più imponenti del Medioevo e del Rinascimento. Studiate anche dal grande Michelangelo, vi si riconoscono tutte le tecniche di difesa del ‘400 e del ‘500: porte storiche, baluardi, torrioni, fuciliere e cannoniere. Il tempo ha trasformato queste mura in un luogo di incontro, di sport e di svago, dove ci si può rilassare come in un grande tranquillo giardino, con percorsi ciclabili e pedonali che, dall’alto dei terrapieni, permettono di godere da un lato la veduta della campagna fino al Po e dall’altro il panorama dei campanili delle chiese e delle torri del Castello Estense.
A nord si individuano le fortificazioni dell’Addizione Erculea elevate in gran parte tra il 1493 e il 1505, contraddistinte da torrioni a pianta semicircolare e dal lungo "cammino di ronda" delle sentinelle. Da segnalare la Porta degli Angeli, da cui uscì il corteo dell’ultimo duca Cesare d’Este nel 1598. Ad oriente si snoda il tratto di mura concepito da Alfonso I tra il 1512 e il 1518, mentre a sud dalla cortina si staccano quattro imponenti baluardi ad "asso di picche"da Alfonso II fra il 1575 e il 1585.

 

Corso Giovecca

L'attuale Corso della Giovecca percorre la linea che corrispondeva al fossato esterno delle fortificazioni medioevali, prima che venisse realizzata l'Addizione Erculea, cioè l'estensione della città di Ferrara verso Nord che avvenne a partire dall'anno 1492. Ora rappresenta la linea divisoria tra la città Medioevale, a Sud, e la città Rinascimentale, a Nord. I palazzi rinascimentali e le chiese seicentesche che si trovano lungo la via, partendo dall'arco monumentale della "Prospettiva" (1703) e proseguendo in direzione del Castello, sono: la Palazzina di Marfisa al numero 170, la Chiesa di Santa Chiara, opera dell'architetto Luca Danesi, Palazzo Roverella al numero 47, una delle ultime opere dell'architetto Biagio Rossetti; la chiesa dei Teatini (dell'architetto Luca Danesi); la chiesa di San Carlo (opera dell'architetto Giovan Battista Aleotti), e per ultimo, in angolo con Corso Martiri della Libertà, il Teatro Comunale, opera di fine Settecento degli architetti Cosimo Morelli ed Antonio Foschini.

 

Piazza Ariostea

La particolarissima piazza dalla forma ovale e dal piano ribassato, famosa anche per le corse del Palio, è opera dell'architetto Biagio Rossetti. L'intento urbanistico era di dotare la città nuova (la cosiddetta Addizione Erculea) di un suo punto di aggregazione autonomo, che potesse prendere vita come "nuova piazza del mercato". In realtà lo spazio più utilizzato per il mercato rimase sempre quella lungo il fianco della Cattedrale. La piazza, incorniciata da due palazzi rossettiani con loggiato, veniva anticamente chiamata Piazza Nuova, mentre ora prende il nome dal poeta Ludovico Ariosto, la cui statua è posta al centro su di una colonna.


Quadrivio dei Diamanti

Quadrivio è il nome assegnato all'incrocio del monumentale Corso Ercole I d'Este con l'asse Corso Porta Mare-Corso Biagio Rossetti. Dominato dal Palazzo dei Diamanti, svela il proprio valore urbanistico e architettonico solo se osservato nella sua interezza, unitamente ai palazzi che insistono sui quattro angoli: Palazzo Prosperi Sacrati, Palazzo Bevilacqua - Rossetti - Pallavicini, Palazzo Turchi di Bagno, Palazzo dei Diamanti. Secondo l'interpretazione di Bruno Zevi tutta la progettazione dell'incrocio è dovuta al genio dell'architetto Biagio Rossetti, che assegnò ad ogni edificio un peso architettonico ben definito e diverso, al fine di farli risaltare tutti contemporaneamente e distintamente.

 

Via delle Volte

Suggestiva via medievale, segna l'asse lungo il quale si sviluppò la Ferrara, cosiddetta lineare, dal VII al XI secolo d. C. ed influenzò in modo determinante lo sviluppo successivo di tutta la città. Nella via delle Volte lo sviluppo in profondità venne risolto architettonicamente con la creazione di passaggi aerei, gli attuali volti che punteggiano la strada, utilizzati per collegare i magazzini sulla riva del fiume alle botteghe-abitazioni verso il centro. E' consigliabile percorrere un buon tratto della via per godere della visione di edifici trecenteschi e quattrocenteschi, nonchè del fascino delle viuzze che da esse si dipartono.

Via San Romano

La via di San Romano prende il nome dall'omonima chiesa, già attestata nel X secolo (997), preesistente alla Cattedrale (XII secolo). La strada, di origine antichissima, appartiene alla Ferrara del XII secolo. Costituiva la via di accesso principale dalla riva del fiume Po (Via Ripagrande) e collegava il porto fluviale con la piazza del mercato. L'importanza di questa via di accesso era sottolineata dal maestoso portale ("Porta dei Mesi") che si trovava sul fianco della cattedrale. E' caratterizzata dalla presenza di portici su entrambi i lati. Al termine si trovava la Porta di San Romano, ora non più esistente, in prossimità della quale venne edificata nel 1612 l'attuale Porta Paola.

 

Orto Botanico

el corso del XVII e XVIII secolo, le maggiori città universitarie si dotarono tutte di un Orto Botanico che nell’Ottocento si emancipò dalla sua funzione originaria di centro sussidiario agli studi di medicina, diventando un'istituzione scientifica indipendente ed autonoma, essenziale alla ricerca e all'insegnamento delle Scienze Botaniche. All'Università di Ferrara operarono nel XV e XVI secolo importanti studiosi di piante medicinali, come Leoniceno e Antonio Musa Brasavola, il primo vero botanico della storia. Gli studenti frequentavano gli orti farmaceutici privati dei docenti e quelli ducali, realizzati dalla Famiglia Estense su un'isola del Po. Oggi è costituito da un campo sperimentale in cui si coltivano piante esotiche ed indigene a scopo di studio e con finalità utilitaristiche, ecologiche, geografiche, sistematiche. Sono coltivate circa 2000 specie, ordinate per famiglie, in aiuole all'aperto o in grandi serre; da notare le collezioni di piante succulente e di quelle epifite.
L'Orto Botanico è attualmente un importante sussidio didattico, un luogo di sperimentazione e di ricerca botanica. Ha un ruolo educativo di sensibilizzazione per la protezione della natura e la tutela del paesaggio, soprattutto delle piante rare o in pericolo di estinzione.


Parco Massari

Il parco prende il nome dall'attiguo palazzo eretto alla fine del Cinquecento ed è il più vasto dei giardini pubblici entro le mura della città. La superficie è di circa 4 ettari.Progettato nel 1780 dall'architetto ferrarese Luigi Bertelli per il marchese Camillo Bevilacqua, questo importante giardino era ricordato per le numerose sculture che lo adornavano e per la grande varietà di agrumi e piante da fiore che ne profumavano i magnifici percorsi.Verso la metà del XIX secolo i conti Massari acquisirono il palazzo modificando tutto il complesso come un parco all'inglese. Il disegno delle aiuole è quello ottocentesco e molti alberi sono più che secolari: oltre ai due cedri del Libano all'ingresso, ci sono alcuni tassi un imponente ginkgo e la gigantesca farnia presso l'ingresso di Corso Ercole I d’Este. Dal 1936 è proprietà del Comune di Ferrara, che lo ha adibito a parco pubblico.

 

Parco Pareschi

Originario giardino del Palazzo Estense detto di San Francesco, fu costruito nella seconda metà del XV secolo da Pietro Benvenuto degli Ordini e ampliato poi da Biagio Rossetti. Alla metà del secolo successivo il palazzo e il giardino furono modificati per volere del cardinale Ippolito II d'Este e il muro di cinta del complesso venne ornato da merlature dipinte. Il parco deve il proprio nome ai Pareschi, che alla metà del XIX secolo acquisirono la proprietà del palazzo e reimpiantarono il giardino, ormai adibito ad orto, secondo la moda "all'inglese". L'ultimo proprietario del palazzo, conte Vittorio Cini, donò nel 1942 al Comune di Ferrara l'intero complesso che nel 1959 diveniva la nuova sede dell'Università. Nel 2002 è stato completamente ristrutturato.


Parco Urbano "G. Bassani"

Il territorio del Barco è compreso tra la città e il Po. Era riserva di caccia degli Estensi, annessa alla Delizia di Belfiore, situata entro le mura; era un luogo votato agli svaghi e ai divertimenti ma che serviva anche come prolungamento fino al Po del sistema difensivo delle mura dell'Addizione Erculea. Su quest'area di 1.200 ettari, è stata realizzata "l'Addizione Verde", la quarta addizione storica di Ferrara: un sistema articolato di zone verdi attrezzate per il tempo libero e la ricreazione.
Qui hanno trovato sede diverse strutture sociali e sportive, come il CUS (Centro Universitario Sportivo), la piscina comunale. Nella zona antistante i baluardi e lungo le mura sono state realizzate piste ciclabili e percorsi pedonali protetti.

Monastero del Corpus Domini

Il monastero si trova nella città antica, al centro di un dedalo di viuzze, in una zona, nel medioevo, fra le più eleganti di Ferrara, a pochi passi dalla via di San Francesco e dal palazzo che gli Estensi possedevano su quella strada.
Fondato nel 1406 e approvato nella regola di Santa Chiara nel 1431, il monastero deve la sua fama alla figura di Santa Caterina Vegri, damigella di nobili origini che abbandonò i lussi della corte, presso la quale viveva, per ritirarsi in vita religiosa. Mistica e scrittrice, ella visse qui fino al 1456 e fu dichiarata Santa nel 1712, in virtù di un miracolo legato alla cottura di pagnottelle. La facciata in cotto, è rivolta su via Campofranco e conserva gli elementi decorativi originali, come il portale gotico sormontato da un piccolo rosone. All’interno si trovano la chiesetta pubblica e la sala del Coro dove sono sepolti personaggi famosi della famiglia d'Este: Ercole II, Eleonora d'Aragona, Alfonso I e la sua seconda moglie, la celebre Lucrezia Borgia, Alfonso II, ultimo duca. Inoltre Eleonora, figlia di Alfonso I, e Lucrezia, figlia di Ercole II, monache in questo luogo. In fondo al coro, sotto una piccola lapide, sono stati raccolti i resti di molti altri Estensi, provenienti dalla scomparsa chiesa di Santa Maria degli Angeli.

 

Monastero di Sant'Antonio in Polesine

Situato nel cuore della città medievale, il monastero conserva intatti il senso di isolamento e la tranquillità dei primi anni della sua esistenza, quando si trovava su di un'isola in mezzo al Po. Fondato da Beatrice, figlia del marchese Azzo VII d'Este, divenuta poi beata, fu fin da principio protetto dagli Estensi, che non lesinarono denaro per il suo abbellimento. Nel periodo del suo massimo splendore, la comunità benedettina si era talmente ingrandita da occupare numerosi edifici adiacenti. Ora le monache vivono nell'ala più antica ed interessante del complesso.

 

Certosa

Il monastero fu costruito fra il 1452 e il 1461 dal duca Borso, che con questo gesto voleva sottolineare la sua sempre ostentata religiosità.Come tutti i complessi certosini, fu costruito in un luogo allora appartato ed ebbe grandi dimensioni, che si possono ancora, in parte, ammirare. Per ordine del duca Ercole I, successore di Borso, il luogo fu arricchito dalla costruzione della chiesa di San Cristoforo. Allontanati i religiosi a seguito delle soppressioni del governo napoleonico, il monastero, all'inizio del XIX secolo, fu scelto come sede del nuovo cimitero cittadino e subì pesanti cambiamenti. Il visitatore è accolto oggi da due lunghi porticati in marmo e cotto, disposti in forma quasi semicircolare ai lati della chiesa, quasi ad abbracciare coloro che arrivano. Come molti altri cimiteri monumentali d'Italia, la Certosa presenta un notevole interesse per la storia della scultura dell'800 e 900, oltre che per la sua suggestiva dislocazione.

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