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San Lazzaro di Savena
Il recente sviluppo urbanistico, registratosi tra gli anni Sessanta e la fine dei Settanta, ha quintuplicato la popolazione sanlazzarese, portandola da 6.000 a quasi 30.000 unità.
Questo intenso sviluppo urbanistico è stato governato con saggezza e ne è uscita una città tranquilla, vivibile, immersa nel verde (che la circonda e che penetra nel cuore stesso del capoluogo).
Il verde pubblico (giardini, parchi, aree didattiche e spazi aperti) si estende per circa 750.000 mq, vale a dire 25 mq per abitante: è uno degli standard più elevati d'Italia. Ciò è dovuto sia ai vincoli mantenuti dal Comune su terreni di sua proprietà, sia all'acquisizione di nuove aree durante gli anni di maggiore espansione urbanistica, in base alle norme dei vari piani regolatori.
L'area verde più importante del capoluogo é il Parco della Resistenza; strettamente collegato al Parco dei Cedri sulla sinistra del Savena in territorio bolognese (ora anche con un suggestivo ponte in legno per pedoni e biciclette) e realizzato all'inizio degli anni '70 si estende a Sud Ovest del capoluogo, fra le vie Repubblica, F.lli Canova e Bellaria, per oltre 17 ettari.
In pieno centro, realizzato nel 1979-80, è poi il Parco Due Agosto, dedicato alle vittime alla strage alla stazione di Bologna.
Fra le altre aree di verde pubblico ricordiamo il Parco di via Scornetta, (una lunga striscia verde puntellata da querce, aceri, tigli e cespugli vari), il Parco del Peep Cicogna e quello del S. Camillo in località Pulce. Più decentrati rispetto al capoluogo sono il Parco di Ca' de' Mandorli (a servizio delle frazioni di Idice e Castel de' Britti) e il Parco Aldo Moro alla Ponticella.
Le colline di S. Lazzaro, di formazione carsica, sono un patrimonio ambientale eccezionale, tanto che oggi si è costituito nel cuore di esse il Parco Naturale dei Gessi bolognesi e dei Calanchi dell'Abadessa, ricco di famose grotte: Farneto, Spipola, Croara.
Nomi che rimandano immediatamente a Luigi Fantini (nato in Val di Zena nel 1895 e qui morto nel 1978), fondatore nel 1932 del Gruppo speleologico bolognese e scopritore della grotta della Spipola, ovvero della maggiore cavità europea nei gessi.
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