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Gaggio Montano
Mentre per taluni il toponimo "Gaggio" deriva da una voce gallica che indica "bosco", altri fanno risalire tale nome niente di meno che alla regina Geltrude, moglie del re longobardo Astolfo, che nell'VIII secolo proprio qui ebbe il suo "bosco di delizie"
Infatti nel diploma di donazione che Astolfo emanò nel 753 a favore del cognato Anselmo, fondatore dell'Abbazia di Nonantola, troviamo citato il "nostro" Gaudium Reginae come confine di proprietà.
Il territorio di Gaggio Montano era poi attraversato da un importante arteria stradale che partendo da Nonantola raggiungeva la Toscana e segnava anche il confine tra Bologna e il modenese. Per la facilità degli scambi offerta dall'importante collegamento stradale, Gaggio Montano nell'undicesimo secolo si presentava come un territorio popoloso ed estremamente appetibile dal punto di vista occupazionale.
Notevole era la presenza di notai e degli esercenti le arti speziali, probabilmente usciti dalla scuola pratica di Medicina di Costanzo (ora nel comune di Vergato). Nel Trecento si trovava a Gaggio una scuola laica assai rinomata e molte erano le categorie artigiane presenti nel territorio. Ma fra le varie occupazioni, era l'agricoltura che deteneva la supremazia.
La fine del sistema feudale favorì il passaggio delle terre agli ex-servi in modo che sorse ben presto una nuova classe di agricoltori bisognosa di apprendere e studiare nuove metodologie per aumentare la produttività del terreno.
Spiccò in questa nuova classe emergente, fin dal XV secolo, la famiglia dei Tanari, uno dei casati bolognesi più noti. Nel XVI secolo erano considerati i più ricchi contadini del contado bolognese tanto che nel 1514 Zanotto Tanari offrì a Papa Leone X la favolosa somma di duemila scudi d'oro, ricevendone in cambio la cittadinanza bolognese ed il conseguente sgravio fiscale.
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