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Eboli
Eboli un comune di 37.258 abitanti, situata nella piana del Sele alle pendici dei Monti Picentini, fu probabilmente un insediamento umano sin dalla preistoria, come testimonia il ritrovamento di una mummia neolitica in località Corno d'oro.
Il nome Eboli potrebbe derivare da Eu bòlos buona zolla, o da un mitico fondatore: Ebalo, figlio della ninfa Sebetide e di Telon, re di Cipro, menzionato da Virgilio alla fine del settimo libro dell'Eneide, dove dice: Oebale quem generasse Telon Sebetide Nympha, Si tratta, tuttavia, di ipotesi. Oltre ai numerosi corredi funerari risalenti al neolitico e all' età del bronzo, ritrovati su Montedoro, in Eboli risulta consolidata nei secoli successivi la presenza della Civiltà Villanoviana.
A partire dalla fine del V sec. a.C. fiorenti saranno i rapporti commerciali tra le popolazioni etrusche a nord e quelle greche a sud, tanto che Eboli divenne un centro di riferimento importante per le tribù lucane dell'entroterra, come testimoniato dalle numerose necropoli sparse lungo il perimetro del centro storico. Con l'arrivo dei romani e la costruzione della via Popilia (che congiungeva Capua a Reggio Calabria) Eburum divenne un importante e fiorente centro artigianale e commerciale, come dimostrano i resti di un antico quartiere artigianale (datato III-II sec. a.C.) dedito alla produzione di ceramica, ubicato a pochi passi dal santuario dei SS. Cosma e Damiano.
Del IV sec. d.C. è la villa romana rinvenuta nel quartiere Paterno. A testimianza della grande vitalità di questo centro i romani concessero ad Eburum lo status giuridico di Municipium, ossia i suoi cittadini erano a tutti gli effetti cives romani ma mantenevano il diritto a governarsi con leggi proprie, come dimostra la stele eburina (oggi conservata presso il Museo archeologico dell'Alta e Media valle del Sele). Il piedistallo di una statua al tempo dedicata al console Tito Flavio Silvano, ritrovata nel basamento dell'antica chiesa di S.Maria ad Intra nel centro storico, riporta in calce un'iscrizione in latino (un latino non perfetto, o forse già frammisto ad elementi di volgare) che definisce "Eburum municipium romano".Con la caduta dell'Impero romano Eboli fu distrutta una prima volta da Alarico nel 410 d.C. e successivamente saccheggiata e devastata dai saraceni nel IX e X sec. Ma gli insediamenti su Montedoro sopravvissero fino a quando giunsero in queste terre i Longobardi.
Nel Medioevo fu identificata con il nome Evoli (nel dialetto locale ancora oggi persiste la forma Jevule, evidente eredità del nome medievale). La città in questo periodo storico diventa un caposaldo del sistema difensivo del Principato di Salerno con il suo imponente Castello, eretto da Roberto il Guiscardo, circondato da mura e dalle sue cinque porte. Numerosi furono gli interventi di recupero di antiche chiese e complessi monumentali attuati dai Normanni, ne è un esempio ancora tangibile la Badia di San Pietro alli Marmi, oggi sede del convento dei frati Cappuccini. Per l'epoca delle lotte per l'Unità d'Italia, nel centro storico della città una targa ricorda ancora l'ospitalità che una famiglia locale concesse a Giuseppe Garibaldi, (alcuni accenni sparsi raccontano anche che proprio a Eboli trovarono rifugio alcuni membri della spedizione organizzata da Carlo Pisacane, sopravvissuti all'eccidio di Sapri). Fondamentale fu la bonifica effettuata sotto il fascismo, che sottrasse agli acquitrini e alle paludi vaste aree di territorio coltivabile, e che diede il via al definitivo sviluppo del centro abitato verso la pianura, che ancora allora aveva il suo centro alle pendici della zona collinare, sito dell'antico borgo medievale.
Prodotti Tipici.
Molto famosa è la mozzarella di bufala prodotta in zona, perlopiù da piccoli caseifici a conduzione familiare.
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