Forse di origini albanesi, Parghelia
fu fondata in territorio di Tropea e di questa
cittadina seguì le sorti e le vicende storiche.
Parghelia deve tutto al mare: la sua bellezza,
la sua prosperità, che è stata, in passato, frutto della navigazione
e del commercio marittimo e della pesca e, prima di tutto,
il nome. Paralia, infatti, è l'antico nome
del paese: è una voce greca, una parola composta che significa
spiaggia, litorale.
Controversa è la questione dell'origine e della fondazione
del paese. Le prime date certe relative a Parghelia o al suo
territorio risalgono al periodo normanno
e sono legate a Sichelgaita, moglie di
Roberto il Guiscardo la quale, nel 1062,
durante l'assedio di Mileto si rifugia a Tropea. Pertinenza
di Sichelgaita furono il territorio di Bordila, che si trova
nel Comune di Parghelia, e la sua tonnara; quest'ultima fu,
poi, dal Conte Ruggero concessa, nel 1090, “al monastero di
Montecassino e all'abate Oderisio in perpetuo insieme a 10
pescatori”.
Nei secoli successivi la storia di Parghelia è connessa con
quella di tutto il distretto di Tropea, di cui il nostro “villaggio”
è uno dei “casali”, riconosciuti come università rurali, dipendenti
in tutto e per tutto da Tropea. Distrutta dal teremoto
del 1783, ricostruita, nuovamente dal sisma rasa
al suolo nel 1908, ha avuto completata l'attuale
immagine nel 1926. Resistono però del vecchio abitato resti
di palazzi signorili.
Da visitare la Chiesa di Santa Maria di Portosaivo.
Eretta nel 1745 fu ornata all'interno di
pregevoli dipinti di scuola napoletana: da notare, in particolare,
la “Deposizione”, sull'altare della Madonna dei Sette Dolori;
“l'Annunciazione e la Sacra Famiglia” sulle pareti ai lati
del Sancta Sanctorum, databili tutti intorno al 1757. Il dipinto
raffigurante la Vergine di Portosalvo è stato nei secoli oggetto
di particolare venerazione da parte di tutti i pargheliesi.
La leggenda lo vuole portato a Parghelia dall'Oriente attraverso
il mare, ai tempi di Leone Isaurico; si tratta in effetti
di una tela del periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo.
Balaustra e altare in marmo policromo del XVIII secolo.
Il campanile fu completato nel 1775. Il santuario costituisce
uno dei più antichi esempi di architettura neoclassica. La
vicinanza al mare la fa tappa obbligata del turismo che ha
in Capo Vaticano il centro propulsore. Ha una spiaggia caratterizzata
da una scogliera in mezzo alla quale fa spicco per la sua
caratteristica forma e per maestosità lo scoglio denominato
la Pizzuta.