|
Vasto
Antico centro una volta denominato Histonium, fu fortificato dai Romani e poi distrutto da Silla. Nel medioevo fu prima dei Longobardi e poi dei Franchi, che lo rasero al suolo nell'802. Venne ricostruito da colui che l'aveva distrutto: il gastaldo Aymone di Dordona; ed ebbe nome, per lo stesso motivo, Guasto d'Aymone (Wast in gastaldico), successivamente mutato in Vasto.
Pestilenze (79 d.C.) e calamità naturali caratterizzano periodi di appannamento dell'antica Histonium. Con Augusto e successivamente nel 410 con la discesa di Aleramo in Italia, l'importanza e la floridità di Vasto incominciano un lento declino, culminante nell'802 con l'assalto di Aymone di Dordona, che, alla testa di soldatesche di Pipino il Breve, la distrusse.
Successivamente fu ricostruita sempre da Aymone, in quanto la città gli venne assegnata in gastaldato, e assunse il nome di "Guasto" (modificato nel tempo in Vasto per la pronuncia teutonica che legge "gu" in "w").
Fino a tutto il XV secolo, è un continuo susseguirsi di feudatari e di incursioni di saraceni, ungari, crociati e veneziani nel 1240, fino al 1497, quando la famiglia dei marchesi D'Avalos, rientra in possesso della città. Sono di questo periodo la costruzione di numerosi conventi e la loro successiva distruzione nel 1566 nell'incursione di Pialy Pascia, che mise a ferro e fuoco la città distruggendo ben 160 edifici. Nel 1590, un orda di seicento banditi romani penetrarono in città e rapirono per chiederne il riscatto la nobiltà e la borghesia vastese.
Michelangelo D'Avalos nel '600 diede lustro alla città con la costruzione di numerosi palazzi che però portarono in rovina casata e Vasto stessa. Contro i francesi, che avevano conquistato Napoli nel 1798, Vasto insorse un anno dopo e per 20 giorni in città regnò l'anarchia.
I francesi ristabilirono l'ordine, ma poco dopo, il congresso di Vienna riapre le porte ai Borboni, che vi rimangono fino al 1860, l'anno della spedizione dei mille di Garibaldi.
|